mercoledì 22 novembre 2017

Intervista esclusiva a Gabriel Lima

Una chiacchierata veloce ma che lascia il segno grazie alle parole spontanee del nostro capitano Gabriel Lima (26 anni) che appena 11 giorni fa si è infilato la fascia e ha deciso di portare l’Italia del futsal lì dove c’era stata una sola volta nella sua storia: sul trono d’Europa. L’idea dell’intervista nasce per avvicinare i non addetti, a questo meraviglioso sport che oggi ci vede protagonisti. Non nasconde emozioni, Lima, come invece nasconde il pallone agli avversari quando gioca, anzi, conoscendolo ci dà sempre più l’idea di un ragazzo sincero, genuino e appassionato del suo lavoro: la nostra Nazionale non potrebbe essere in mani migliori.

(immagine uefa.com)

(immagine uefa.com)

L’Italia è partita favorita assieme alla Russia e alla Spagna ma
nella prima gara contro la Slovenia è arrivata una sconfitta che nessuno
si aspettava; ci racconta cosa vi siete detti in spogliatoio prima della
partita (da dentro o fuori) contro l’Azerbaijan?

“La partita contro la Slovenia si sapeva sarebbe stata molto dura poichè venivano da risultati importanti contro il Portogallo e la Spagna. La dinamica della partita si è messa dalla loro parte per merito loro ma anche per il nostro atteggiamento sbagliato.
In quei 4 giorni tra la prima e la seconda partita abbiamo sofferto molte critiche e abbiamo dovuto riacquisire la fiducia in noi stessi. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo capito che eravamo tutti nella stessa barca e dovevamo unirci piu che mai per uscire fuori da una situazione molto scomoda.
Infatti la mentalità con la quale abbiamo affrontato l’Azerbaijan (vittoria per 7-0 n.d.r.) è la dimostrazione che ci siamo rialzati alla grande”.

14 convocati di cui 12 in goal, praticamente nessuno come noi: questi
dati fanno capire che la chiave della vittoria è stata il gruppo; quanto
è importante il gioco di squadra in questo sport in confronto alle individualità?

“Io ho detto pubblicamente che più della coppa, in questo Europeo ho vinto una lezione sportiva e di vita. Che un gruppo unito può veramente raggiungere traguardi impensabili.
Anche i giocatori della Russia ci dicevano a fine partita che si vedeva quanto ci aiutavamo dentro il campo, quanto eravamo focalizzati tutti verso lo stesso obiettivo. Infatti credo che più che mai si è visto che il gruppo è stata la nostra vera forza e questa statistica rafforza ancora di più questa affermazione”.

2-1 alla Croazia e poi rimonta pazzesca contro il Portogallo; quando
vi siete resi conto che si stava veramente realizzando il sogno di una vita?

“Come ho detto mille volte, dal sorteggio dei gironi la coppa dava segnali che voleva tornare in Italia. Abbiamo reso questa strada un po’ più in salita dopo la sconfitta contro la Slovenia, però anche la vittoria dell´Azerbaijan per 7 a 6 era un’altra conferma che il campionato doveva essere nostro.
Ci siamo veramente resi conto che tutto era vero quando mancavano 6 secondi alle fine della finale, la palla era nostra ed eravamo sul 3 a 1. Lì abbiamo iniziato ad esultare!”

Su twitter ha ringraziato tutti i tifosi per i messaggi e il calore; a
chi dedica questa vittoria?


“Prima di tutto alla mia famiglia: mio padre e mia moglie che erano in tribuna e mia mamma e sorella che erano a casa a tifare come matte!
Poi a Dio che mi ha dato forza e fede per lottare fino alla fine e mantenere la testa alta nei momenti più difficili.
Per ultimo ringrazio i tantissimi tifosi che ci hanno sostenuti in quei giorni, principalmente quelli che erano lì di persona a dare il loro contributo!”

Ci racconta il momento più bello del torneo?

“Il più bello è stato dopo aver vinto la finale poter alzare il trofeo essendo sicuri che nessuno poteva ormai togliercelo delle mani.
Durante il percorso ci sono stati momenti molto importanti come i minuti precedenti alla partita contro l’Azerbaijan dentro gli spogliatoi, oppure prima della semifinale contro il Portogallo quando tutti i nostri familiari sono andati in albergo a lanciare l’ultimo messaggio prima della partita”.

In Italia il futsal ha ancora poca visibilità; finalmente con la
vostra vittoria se ne inizia a parlare di più.. meglio tardi che mai?

“Io non nutro molta fiducia che questa vittoria possa cambiare veramente la rotta del Futsal Italiano. Il Futsal è uno sport che da fastidio alle altre discipline e viene molte volte bloccato a livello di visibilità. Spero di sbagliarmi e che il Futsal possa veramente fare il salto di cui ha bisogno.
Ma faccio comunque una riflessione: l’altro giorno guardando un servizio sulla vita di Pantani pensavo a quante brutte cose (droghe, scommesse, ecc) ci sono attorno agli sport con una maggior visibilità, quasi quasi è meglio che il Futsal resti inosservato a qualcuno… “.


www.divisionecalcioa5.it
www.divisionecalcioa5.it Il capitano solleva la coppa: 4 goal e 3 assist per lui nell’Europeo

 

si ringrazia Gabriel Lima per la gentile collaborazione

 

Francesco Bevilacqua

 

About Francesco Bevilacqua

Francesco Bevilacqua nasce a Gorizia il 20 ottobre 1993. Si diploma al Liceo Scientifico nel 2012. Attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Trieste. Scrivere di sport è un'opportunità di crescita; gioca a calcio. @Bevilacqua_93

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