martedì 16 gennaio 2018

Intervista Esclusiva a Marta Pagnini: una ragazza d’oro

Marta Pagnini capitano d’oro della squadra nazionale di ginnastica ritmica racconta la recente esperienza ai Mondiali di Stoccarda, i suoi Mondiali.

Rai.it

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Qual è stata la prima cosa a cui hai pensato dopo aver visto il punteggio dell’esercizio ai nastri?
Lì per lì non ci potevo credere. L’esercizio ai nastri è sempre stato ostico per noi. Rispetto ai cerchi e clavette, che ci ha portato a vincere anche la Word Cup, con i nastri eravamo piuttosto indietro ed è stata una doppia sorpresa. Sapevamo comunque che il nostro esercizio era di grande valore e che eseguito bene poteva avere il giusto riconoscimento, ma non mi aspettavo che dopo un punteggio così alto della Russia, potessimo superarle. E non è da poco. Ho detto:” Ecco finalmente il giusto punteggio per il nostro esercizio ai 5 nastri”, derivato comunque da una buona esecuzione.
Durante il concorso generale c’è stata una piccola perdita, sbavature che non sempre vengono penalizzate in egual misura a tutte le squadre.

Per l’Italia davvero l’unica regola che vale è un’esecuzione perfetta, come dice la vostra allenatrice Emanuela Maccarani?
Questo vale un po’ per tutti, dal momento che adesso il codice richiede una perfezione dell’esecuzione. Fino a Londra un errore o una piccola perdita influiva sulla gara ma non in maniera radicale. Con questi nuovi punteggi basati sull’esecuzione con un errore si compromette la classifica ed è penalizzante perché si tende a semplificare in modo da non sbagliare, anziché promuovere la spettacolarità del gesto. Non dico che l’errore non va penalizzato, ma ci vorrebbe una via di mezzo. Le squadre a Stoccarda erano davvero preparate, c’era un livello altissimo e tutti lavoriamo sulla perfezione.

Il concorso generale vi ha lasciato ai piedi del podio, ma nelle finali di specialità avete ritrovato la concentrazione per dimostrare quanto valete. Una caratteristica forte quella psicologica, come la sviluppate? Come tieni unito il gruppo?
Non è stato semplice. Siamo sei ragazze molto diverse, con caratteri ed età differenti, non è facile gestirlo anche fuori dalla palestra, soprattutto dopo un risultato come quello del concorso generale. Positivo, ma passare da vicecampionesse del mondo a quarte ha un po’ turbato l’umore del gruppo. Il sabato abbiamo cercato di rimanere concentrate per rischiare il tutto per tutto il giorno dopo ed essere più perfette che mai. Abbiamo cercato di caricarci, di rimanere unite, concentrate ed eseguire gli esercizi al meglio la domenica e così è stato. Per fortuna.

L’ultima volta che la Squadra Italiana è salita sul gradino più alto di un podio mondiale è stato nel 2011 a Montpellier, per la qualifica a Londra 2012. Tu eri presente, ma in questo oro di Stoccarda hai un ruolo ben diverso. Cos’è cambiato? Sei una nuova Marta?
A Montpellier sono entrata nell’angolino in punta di piedi. Era una Squadra super vincente, super medagliata, mi sentivo molto sicura ad entrare in pedana con loro perché erano esperte, grintose, sapevano quello che stavano facendo. Sentivo di essere io a dover dimostrare il mio valore, è stato un mondiale da comparsa. Stoccarda invece è stato un mondiale da protagonista, in quanto capitano e ginnasta da tanti anni su quelle pedane. Mi sono trovata ad aiutare le mie compagne più piccole, a dare l’esempio, a dover trascinare il gruppo, a tenere sotto controllo la situazione, tutte cose che dipendevano più da me. In entrambi i mondiali abbiamo conquistato due medaglie d’oro importantissime, a Montpellier era il mio primo mondiale e Stoccarda l’ultimo disputato, un bel percorso con grandi soddisfazioni.

Cosa pensi abbia lasciato questo Mondiale alla Squadra?
Sicuramente ci ha insegnato a crederci fino in fondo. Abbiamo visto che nulla è perduto, fino all’ultimo secondo bisogna stare lì a dare il massimo e non farsi condizionare da un errore. Dopo la giornata di sabato siamo riuscite a fare meglio di quanto ci aspettassimo e questo è significativo. Deve esserlo per la Squadra e in generale come concetto sportivo. Poi una grande carica per l’anno prossimo e per le gare che ci porteranno alle Olimpiadi. L’anno olimpico è bellissimo, ricordo prima di Londra, un anno di emozioni forti. Siamo sicuramente positive.

A proposito di questo anno olimpico, come vivrete la preparazione?
Per noi sono importanti tutti gli step. Si svolgeranno anche i Campionati d’Europa la prima settimana di giugno in Israele, una gara molto importante. Il panorama europeo comprende molte delle squadre più forti, escluse Giappone e Cina, quindi sarà importante per capire la condizione generale. L’anno delle Olimpiadi è impegnativo, che vivi pensando alla competizione finale, anche se porta a tante cose belle oltre la performance.

I fan e gli appassionati vi seguono in modo sempre molto caloroso. Anche durante i recenti Mondiali il pubblico vi seguiva con applausi ed è esploso un fragoroso “no” alla perdita. Che rapporto avete con loro?
I fan sono il nostro nutrimento. Siamo contenti di avere questo seguito alle gare internazionali, la maggioranza sono famiglie e morosi, che per fortuna hanno la possibilità di seguirci. Non so se avete visto in televisione, ma il mio moroso ha fatto invasione verso il Kiss&Cry dopo il punteggio ai nastri.. sono davvero numerosi e calorosi. Anche da casa ci hanno seguito numerosissimi, tanti messaggi anche prima della gara. Il tifoso è un sostegno e una cosa positiva, uno stimolo ad impegnarsi a non mollare e fare sempre bene.

 

 

 

Anna Laura Mucci

About Francesco Bevilacqua

Francesco Bevilacqua nasce a Gorizia il 20 ottobre 1993. Si diploma al Liceo Scientifico nel 2012. Attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Trieste. Scrivere di sport è un’opportunità di crescita; gioca a calcio.

@Bevilacqua_93

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