venerdì 17 novembre 2017

Germania-Italia, a Monaco appuntamento con la storia


Edizione numero trentatré del classico diventato leggenda: 15 vittorie azzurre, 10 pareggi ed appena 7 sconfitte

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lunedicalcetto.blogspot.com

Non è facile raccontare a tutto tondo l’essenza di una partita di questo calibro e non tradisca il termine “amichevole“. Anzi, permetteteci sin da ora un suggerimento: non chiamatela così, non si offenderà di certo nessuno ma d’amichevole, Alemannia-Italia ha davvero poco.

Italia-Germania infatti, sportivamente parlando, non è mai stata neanche lontanamente considerata tale. Vuoi per la rivalità storica e politica, vuoi per la vicinanza geografica o perché semplicemente il solo ricordo della partita rievoca emozioni che a noi italiani, innamorati e deboli di cuore quando si tratta di pallone, tolgono puntualmente il fiato. E quel vitale battito regolare ci è negato pure se quelle emozioni non le abbiamo provate direttamente ma tramite il potere magico del sentito dire che nelle occasioni più importanti ha l’effetto del vissuto.
Sembra incredibile ma Italia-Germania è solo e tutto questo insieme: la semifinale del Mondiale messicano del ’70, la finale del Mundial ’82 e ancora la semifinale del Mondiale 2006 oltre a quella dell’ultimo europeo etc.: null’altro che 360 minuti più recupero (supplementari esclusi) che uniscono due o forse tre generazioni senza un preciso nesso comune da ricercare fuori dalla passione cardiaca per i colori azzurri.

E’ un ricordo che sa di leggenda ma si risolve sempre in un sorriso: un riflesso involontario che succede, succede e basta; trovarne il motivo sarebbe come riuscire a descrivere il profumo di un fiore a chi non l’ha mai visto. Se doveste riuscirci sono ben accetti suggerimenti, ma sul serio, non chiamatela amichevole.

TUTTO COMINCIO’ a Milano il primo giorno dell’anno 1923. Finì 3-1 per noi e che stupisca o no, sebbene il risultato sia lo stesso, la partita che i più portano nel cuore è un’altra, in un altro stadio e in un altro clima ma ci arriveremo a breve.

LA PARTITA DEL SECOLO è una di quelle che non ti aspetti: si gioca in Messico, allo stadio Azteca. La partita è valida per accedere alla finale del Mondiale del 1970; in Italia è appena scoccata la mezzanotte quando l’arbitro Yamasaki diede il fischio d’inizio di una partita iniziata tardi, continuata per ore e mai terminata negli occhi di chi l’ha vista, sognata e risognata.
Gli azzurri dello storico C.T. Valcareggi partono all’arrembaggio siglando il vantaggio dopo appena 8′ grazie al sinistro di Bonimba che sottomette una Germania favorita sulla carta.
Nei successivi ottantadue minuti i tedeschi però sferrano un assedio disperato cui l’Italia resiste fino al 92′ quando Karl-Heinz Schnellinger firma l’1-1 rimandando il discorso eliminazione.
Nei supplementari i tedeschi vanno addirittura in vantaggio: al 94′ segna Gerd Muller a cui rispose Burgnich solo quattro minuti dopo riaccendendo le speranze, le tivù e i sogni degli italiani semi rassegnati alla resa. La rimonta è completata poi da un’azione personale di Riva che va a referto ancor prima che termini il primo tempo supplementare: è 3 a 2.

Sono tante le storie che si intrecciano a questo punto; Beckenbauer rimase in campo con una spalla lussata e fasciata lungo il corpo e Rivera, entrato nel secondo tempo per la regolare staffetta con Mazzola combina un orrore difensivo accompagnando con incantevole gentilezza un pallone deviato di testa da Seeler e poi da Muller che pareggia ineluttabilmente i conti. E’ un immagine che entrerà nella storia quella del numero 14 azzurro abbracciato al palo della porta di Albertosi disperato per la complicità nel pareggio tedesco. Però quello che accadrà da lì a qualche istante ha del favoloso: “siamo ancora sul 3-3, drammatica partita fra Italia e Germania per l’ingresso in finale… Boninsegna! Ha saltato Schulz, passaggio… Rivera! Rete! Rivera! ancora 4-3! Gol di Rivera! Che meravigliosa partita ascoltatori italiani, non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono!”.
Queste le testuali parole di Nando Martellini, le uniche per descrivere quanto di più indescrivibile è successo in quei 120′.

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la targa commemorativa affissa fuori dallo stadio Azteca – pallaintribuna.corriere.it

ARRIVIAMO AL 1982. La finale del Mundial si gioca a Madrid ed è quasi poesia leggere il tabellino azzurro che recita “Rossi, Tardelli e Altobelli” e indiscutibilmente si tratta di un’opera d’arte la foto che ritrae l’urlo di Tardelli dopo il gol del 2-0 alla Germania. Terminerà 3-1: “Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!!!”

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il celebre urlo di Tardelli – vanityfair.it

NEL 1996 è la Germania ad eliminarci: si giocano gli Europei in Inghilterra e uno 0-0 finale contro i tedeschi negherà agli azzurri (che sbagliarono un calcio di rigore con Zola) l’accesso agli ottavi.

2006. Mondiali di Germania, la partita più bella di tutto il torneo: i tedeschi favoriti giocano la partita della vita in uno stadio che verrà paragonato all’inferno: il Westfalenstadion di Dortmund. Ma la portiamo a casa noi, diavolo se la portiamo a casa! Quanto è vero che è proprio dall’inferno che si entra per raggiungere il paradiso, come voleva Dante. Divinamente indimenticabile, quella partita, vinta all’ultimo (poi diventato penultimo) tiro con una pennellata di Grosso sull’assist in no-look di Pirlo quando ormai anche i più scaramantici bestemmiavano i nomi dei cinque rigoristi.
Fabio Grosso prima al 118′, Del Piero poi al 120′: si va a Berlino, a prendere la coppa!

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gioie del Mondiale 2006 – sportevai.it

2012 (2-1) L’ultima partita giocata contro in una competizione ufficiale è ancora una semifinale, quella degli scorsi campionati europei di Polonia e Ucraina: la Germania parte nettamente favorita, l’Italia invece sorprende l’opinione critica di molti e passo dopo passo arriva a giocarsi la semifinale.
E’ in questa partita che Balotelli tocca forse il suo apice: arriva al top siglando l’uno a zero deviando di testa un cross con il contagocce di Cassano. Secondo indiscrezioni questo fu poi prestato a Montolivo che servì sempre supermario con un lancio lungo: a questo punto il milanista ha il tempo di stoppare, mirare la porta e tirare una sassata in rete come solo i campioni, se vogliono, sanno fare.
Mostrò i muscoli in quell’occasione, rimediò un giallo ma lo vedemmo esultare, scolpito, freddo, dinamite pronta ad esplodere e talento pronto a vincere. O almeno ne rimanemmo illusi.

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l’esultanza granitica di supermario mazzamazza.it

L’ultimo confronto con i nostri rivali, accese le luci di San Siro nel novembre del 2013, finì 1-1 con le reti prima di Hummels e poi di Antonini; giocammo contro la Germania che sarebbe di lì a poco diventata campione del Mondo.

Sarà un confronto vivo quello di martedì all’Allianz Arena, i tedeschi cercano un appuntamento con la vittoria che contro di noi manca da vent’anni. Arrivano da una sconfitta in rimonta contro una più lucida Inghilterra mentre per quanto ci riguarda la partita contro la Spagna dello scorso giovedì (1-1) ha fatto emergere una nuova consapevoleezza nelle nostre già grandi potenzialità. A pochi mesi da Euro2016, non resta che gustarci questa lussuosa anteprima (si legga prosecuzione) di una partita diventata leggenda.
Ecco perchè Italia-Germania mai è stata un’amichevole ma un appuntamento con la storia, da raccontare, ascoltare, vivere con la certezza che il calcio, senza questa partita, sarebbe molto, molto, molto più povero.

 

 

Francesco Bevilacqua

About Francesco Bevilacqua

Francesco Bevilacqua nasce a Gorizia il 20 ottobre 1993. Si diploma al Liceo Scientifico nel 2012. Attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Trieste. Scrivere di sport è un'opportunità di crescita; gioca a calcio. @Bevilacqua_93

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