sabato 21 ottobre 2017

Zaytsev: per gli amici Ivo, per tutti “lo Zar”

Ivan Zaytsev, pupillo dell’Italvolley, innamorato del suo ruolo di opposto, è ormai diventato  uno dei grandi nomi della pallavolo mondiale. È stato conferito a lui il premio di miglior opposto sia alla Coppa del Mondo 2015 sia agli europei 2015. Ha iniziato a giocare in Italia fin da giovanissimo grazie al padre, Vjaceslav Zajcev, palleggiatore della nazionale dell’ex Unione Sovietica. Dal 2014 milita nella Dinamo Mosca con cui ha vinto lo scorso anno la Coppa CEV ma dalla prossima stagione tornerà in Italia; infatti vestirà la maglia della SIR Volley Perugia.

Noi di Nazionaliditalia.it l’abbiamo intervistato:

[intervista rilasciata il 28 dicembre 2015]

 di Alberto Incerti

(Foto di Valerio Origo)

(Foto di Valerio Origo)

Come ha iniziato a giocare a pallavolo e perché? 

“Ho iniziato a giocare a pallavolo intorno agli otto anni mentre il perché è da ricercarlo nella figura di mio papà, grandissimo giocatore dell’URSS che le sporadiche volte in cui era a casa, tra trasferte infinite e tornei con la nazionale, prendeva un pallone in mano e giocava con me. Poi piano piano il gioco ha iniziato a farsi sempre più “serio” perché mi correggeva ed insegnava la tecnica”.

Chi sono i suoi esempi, sportivi e non a cui si è ispirato?

 “Onestamente non mi sono ispirato a nessuno in particolare. Michael Jordan magari è l’atleta che maggiormente rispecchia per me l’ideale  del fenomeno: caratteriale, tecnico, quindi una leggenda dello sport mondiale”.

 

Ha cambiato molte volte ruolo. Nonostante sia un giocatore completo,  avrà, immagino, riscontrato difficoltà: qual è quello che preferisce?

 “E qui ti rispondo che senza ombra di dubbio preferisco fare l’opposto. Ricevere i palloni più sporchi, scontati o imprecisi,  aggiustare la situazione con qualche cannata a “occhi chiusi”, prendersi molte responsabilità mi piace e mi trovo a mio agio. Anche fare la banda non mi dispiaceva, mi sono tolto molte soddisfazioni da schiacciatore, ottenendo premi individuali e il bronzo olimpico, ma la ricezione va sempre tenuta costantemente allenata, e non sempre è possibile, visti i ritmi delle gare. Perciò lascio volentieri fare agli schiacciatori il loro lavoro che sanno fare sicuramente meglio di me specialmente quando non ho ore di allenamento in ricezione sul “bagher”. Infine il palleggiatore non mi si addice proprio caratterialmente ecco”.

Perché ha deciso di giocare a Mosca?

Dire Russia per me non è come dire “estero”, io la lingua russa l’ho sempre parlata. Ho sempre amato la tradizione e la cultura. Ho pensato di accettare di giocare a Mosca, la città dove vivono i miei genitori, per riavvicinarmi  a loro dopo tanti anni. Inoltre ritengo che sia utile per farmi crescere tecnicamente in quanto reputo il campionato russo un gradino al di sopra di quello italiano anche se in Italia magari c’è maggiore fantasia ed estro. A Mosca è diverso, si lavora per ore e ore sui fondamentali, fino all’esaurimento. Le mattine libere sono come il sole nell’inverno russo”. 

È molto seguita la pallavolo in Russia? Come vive il rapporto con il pubblico?

 “Il tifo è molto diverso. Mia moglie scherzando dice che quasi si addormenta abituata a tifoserie “serie” come Modena, Trento e quella che fu di Cuneo. Qui sono molto diplomatici, ci credereste mai??? Aneddoto: durante la partita scorsa, sul 2:0 sopra Kazan in casa, ci facciamo rimontare e arriviamo al Tie-break. Siamo tre punti sopra quando in battuta arriva Leon, e tutti sanno chi è Leon (MVP della Champions League 2015, tra le altre cose, n.d.r.) a Mosca e cosa è capace di fare; neanche un fischio quando si appresta a battere, neanche dopo che ci ha fatto ace, nulla. Per carità, non c’era mica silenzio, il coro “Vpiriod Dinamo” andava avanti incessantemente, ma se fossi stato io in Italia mi avrebbero perforato i timpani, garantito!”.

Dopo qualche tentennamento, negli ultimi anni la nazionale italiana sembra abbia trovato degli schemi di gioco che le hanno permesso di essere costante. Qual è stata la soddisfazione più bella ottenuta con la maglia azzurra? 

 “La qualificazione Olimpica di quest’anno (2015 n.d.r.).  Perché è ancora fresca nella mia mente, figlia di un’estate davvero dura e psicologicamente stressante. Inoltre nessuno credeva che ce l’avremmo fatta, ed anche perché credo di aver giocato bene e con un’efficienza costante di rendimento nella seconda parte dell’estate. Tutto questo mi fa dire che le lacrime che ho versato come un bambino quando mi sono accasciato in terra e i miei compagni mi hanno sommerso come una piramide umana sono state tante, belle e finalmente dolci, nessun retrogusto, nessun rimpianto, decisamente il ricordo più bello con la maglia dell’Italia”.

(foto di Valerio Origo)

(foto di Valerio Origo)

Quando è più libero si impegna nel beach volley, pensa in futuro di dilettarcisi ancora di più oppure finirà la sua carriera “solo” nel mondo della pallavolo? 

Ottima domanda. Dunque, le cose stanno così, sono un opposto, gente del mio ruolo che arriva a fare ancora la legna a 37 anni ce n’è poca, Ivan Miljkovic per esempio. Se non dovessi riuscire ad attestarmi sempre ad alti livelli nell’ indoor, come assolutamente proverò a fare, non ci penserei due volte. La sabbia è parte di me, coccola le mie ginocchia, caviglie, schiena ed è più gentile ricadendo da muro. Lo scorso anno mi sono scavigliato tre volte scendendo da muro! Dovrei dimagrire qualche chiletto e trovare un partner che voglia provare a fare questa mattata insieme a me ma se non dovessi essere convocato in nazionale per le olimpiadi future, proverò nel beach volley magari, chi lo sa…”

Il soprannome “Zar” gliel’hanno attribuito i suoi compagni di gioco?

“No, non ricordo bene ma sicuramente non sono stati i miei compagni di squadra, per loro sono Ivo o Ivano. Forse i giornalisti all’epoca di Roma? Forse il capo ultrà della M.Roma Volley Alex Serra (del gruppo “Prestigio capitolino”, ndr)  che colgo l’occasione di salutare”. 

 È impegnato anche in altre attività, per esempio studi universitari?

“Magari! Mi piacerebbe un sacco avere il tempo per studiare, tra i mille impegni di club e nazionale ora sono diventato anche papà! Quando ho un momento libero il mio corpo mi chiede proprio di riposare gli occhi, sdraiarmi e dormire. Dormo sempre tra l’allenamento della mattina e quello del pomeriggio, ne ho bisogno, sono fatto così. Invidio molto chi ha il tempo per studiare. Se le giornate avessero più di 24 ore, studierei nel tempo libero disponibile”.

 Segue anche altri sport?

“Seguire è un parolone per me. Non ho davvero neanche il tempo per guardarmi una partita dall’inizio alla fine, mettiamola così. Conosco molti giocatori di fama e mi interesso di basket, se capito su un canale che trasmette l’NBA lo guardo molto volentieri. Convivendo con mia moglie da quasi 7 anni non posso di certo cambiare canale se gioca Roger Federer altrimenti sono guai…!!”

(Foto di Valerio Origo)

(Foto di Valerio Origo)

 

About Alberto Incerti

Alberto nasce a Roma il 14 gennaio 1989. Laureato in Scienze della Comunicazione nel 2014. Appassionato da sempre di sport, ama seguire la Nazionale italiana in "tutte" le discipline. Gioca a pallavolo a livello amatoriale, prima era impegnato anche a livello agonistico. Attivo nel sociale, frequenta la montagna praticando alpinismo.

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