martedì 16 gennaio 2018

Baloncieri e la consacrazione azzurra del 1928

Indossare la maglia della propria nazionale è il sogno che qualsiasi calciatore professionista vorrebbe realizzare. Tra i prescelti, in pochissimi possono affermare di aver ricoperto il ruolo di capitano, il più grande tra gli onori. In questa rubrica vi raccontiamo come hanno contribuito a scrivere la storia del nostro calcio i dieci grandi azzurri che per il maggior numero di volte sono scesi in campo portando al braccio la fascia di capitano della nazionale italiana.

Nato a Castelceriolo (AL) nel 1897, Adolfo Baloncieri è ad oggi l’ottavo calciatore ad aver indossato per il maggior numero di volte la fascia di capitano della nazionale italiana, avendola stretta al braccio per ben 27 partite su 47 presenze totali. Soltanto quarant’anni dopo, nel 1970, Giacinto Facchetti lo supererà in questa speciale classifica. Sempre in tema di numeri e di classifiche, Baloncieri è anche il sesto marcatore più prolifico della storia azzurra, alle spalle di Riva, Meazza, Piola, Baggio e Del Piero.

Il giovanissimo Adolfo si avvicinò al mondo del calcio lontano dai nostri confini. Ad appena quattro anni, infatti, si trasferì con la famiglia dalla provincia di Alessandria in Argentina, nello specifico a Rosario (città che darà poi i natali a tanti altri campioni del mondo del football, uno su tutti Lionel Messi). Lì entrò a contatto col mondo del pallone e una volta tornato in patria, a sedici anni, si fece spazio nelle giovanili dell’Alessandria, squadra con la quale debuttò nel calcio che conta un anno dopo. Il ragazzo si fece inizialmente notare come ala, per poi spostarsi a centrocampo nel ruolo di regista, senza mai, di fatto, disdegnare la via del gol. E’ ormai opinione unanime considerare Baloncieri uno dei più grandi centrocampisti, se non calciatori in genere, della storia del pallone. A seguito della sospensione dei tornei per la Grande Guerra, conflitto al quale Baloncieri prese parte come artigliere, egli tornò a vestire la maglia dei Grigi per qualche anno, fino al 1925, quando all’età di ventotto anni venne coinvolto in uno dei trasferimenti più costosi dell’epoca, che lo vide accasarsi al Torino per 70.000 lire, squadra con la quale vinse due scudetti, di cui uno, però, revocato a seguito del caso Allemanni (il primo grande scandalo del movimento calcistico italiano).

Baloncieri esordì in nazionale il 13 maggio 1920 a Genova, in occasione dell’amichevole contro l’Olanda pareggiata 1-1. Già nella partita successiva, la prima dell’Italia alle Olimpiadi dello stesso anno, timbrerà il cartellino per la prima volta, siglando la sua prima marcatura delle 25 che oggi lo consacrano sesto migliore goleador della storia azzurra. Ma la competizione che collocherà finalmente Baloncieri nell’Eden del movimento calcistico nostrano è l’Olimpiade del 1928.
Il torneo di calcio dei giochi della IX Olimpiade è passato alla storia, di fatto, come una vera e propria coppa del mondo. Infatti, due anni dopo, si svolgeranno in Uruguay i primi mondiali, quelli del 1930, e Amsterdam 1928 si rivelò un interessante banco di prova vista la presenza di ben tre squadre sudamericane (Argentina, Cile e Uruguay, senza considerare la presenza di USA e Messico) che attribuirono alla competizione una connotazione decisamente internazionale.
L’Italia si presentò all’appuntamento come una squadra sicuramente in crescita, ma non ancora all’altezza di altre superpotenze, nonostante le parole del segretario del CONI Ferretti che affermava, in pieno clima fascista: “lo sport è strumento di propaganda e di potenza della nazione”, sottolinenando pertanto la necessità di ben figurare nel corso della competizione.

All’esordio gli azzurri si imbatterono nella Francia per giocarsi l’accesso ai quarti di finale. Con i transalpini, si sa, gli incontri non sono mai stati banali, e non lo fu nemmeno quello del 29 maggio 1928, dal momento che l’Italia ne uscì sì vincitrice, ma con qualche osso rotto, dopo un rocambolesco 4-3 che aveva visto inizialmente la nostra nazionale in svantaggio di due reti nel giro di quattro minuti. Immancabile fin da subito la marcatura di Baloncieri.

Tre giorni dopo, l’Italia si sarebbe dovuta scontrare con un’altra grande del football europeo: la Spagna. Questa si presentò all’appuntamento orfana del suo giocatore più talentuoso, il portierone Ricardo Zamora, famoso in quegli anni non soltanto per l’abitudine di mantenere più o meno costantemente la propria porta inviolata, ma anche per la sua particolare tecnica di respinta che lo vedeva parare spesso e volentieri con l’uso di avambracci e gomiti. Non che la sfida contro di lui si sarebbe dovuta necessariamente  rivelare proibitiva per Adolfo Baloncieri, dal momento che soltanto un anno prima, nel corso di un’amichevole proprio contro gli iberici, era stato lui a infilarlo nella vittoria per 2-0 degli azzurri, diventando così il primo giocatore italiano a segnare un gol all’estremo difensore spagnolo. E così il quarto di finale si concluse dopo i tempi supplementari sull’1-1 con gol di Zaldua e Baloncieri; al tempo non esistevano i calci di rigore, pertanto la partita si sarebbe dovuta ripetere tre giorni dopo. Il 4 giugno l’Italia schierò gli stessi undici della partita precedente, mentre gli spagnoli pensarono fosse arrivato il momento di rivoluzionare la formazione: scelta quanto mai azzardata. 7-1 per gli azzurri (Baloncieri ancora una volta in gol) e per la prima volta semifinale.

Dalla stessa parte del tabellone l’Uruguay sconfisse la Germania con un netto 4-1 con tre gol del fortissimo Pedro Petrone (giocatore che dal 1931 al 1933 vestirà la maglia della Fiorentina segnando 37 reti in 44 incontri e diventando il primo calciatore straniero della storia viola), prenotando così la semifinale contro gli azzurri. L’Italia, un po’ a sorpresa, rimase l’unica squadra europea ancora in lizza per aggiudicarsi il titolo, ma di fronte allo strapotere degli uruguaiani, già campioni 4 anni prima e futuri campioni del mondo, non bastarono i gol di Baloncieri e Levratto: 3-2 per i sudamericani, che in finale sconfiggeranno poi l’Argentina in due partite e si aggiudicheranno ancora una volta la medaglia d’oro.
All’Italia, uscita comunque a testa altissima, non rimase che lottare per il bronzo nella finale per il terzo-quarto posto. Di fronte a un Egitto che era uscito sconfitto malamente 6-0 dall’albiceleste e che di fatto fu ulteriormente umiliato dagli azzurri, l’Italia non lasciò sopravvissuti: 11-3 con doppietta di Baloncieri e addirittura tre triplette di Schiavio, Banchero e Magnozzi. Fu la prima medaglia olimpica per il movimento calcistico italiano e la prima vera affermazione della nostra nazionale in campo internazionale.

“Mezzala, goleador di limpidissimo stile”, parola di Gianni Brera, Baloncieri fu assoluto protagonista durante tutto il corso delle Olimpiadi di Amsterdam, avendo lasciato la firma nel tabellino di ogni singolo appuntamento di questa competizione. Fu lui il primo capitano azzurro a potersi fregiare di un titolo con i colori della nazionale, dando così il via a una tradizione calcistica che vedrà negli anni a venire un’Italia fondamentalmente onnipresente nella stretta cerchia delle superpotenze mondiali.

 

Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Conseguita nel 2012 la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trieste. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

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