venerdì 24 novembre 2017

Italia a metà: 3-1 ed eliminazione!

Termina qui il cammino europeo della nostra nazionale under 21. Termina con una sconfitta per 3-1 maturata in un secondo tempo che ci ha visti meno incisivi, più stanchi e con un uomo in meno rispetto agli spagnoli.

(ANSA/AP Photo/Czarek Sokolowski)

Non sono bastati 45’ giocati alla pari (e forse qualcosa in più) degli iberici per prenotare la finale. Sarà Spagna-Germania, e non ci stupiamo nemmeno troppo: ci sono abituati, loro, a tagliare il traguardo per primi. Certamente non abbiamo sfigurato, ma non nascondiamoci: l’obiettivo era un altro. Il talento non ci mancava, la fame nemmeno. E allora, cosa è mancato? Probabilmente la freddezza di Saul Niguez, che ne rifila tre a Gianluigi Donnarumma. Già, quel Donnarumma che sarebbe dovuto essere un’arma in più, ma che a conti fatti è risultato più un peso che un valore aggiunto. Giustificato, è pur sempre un classe ’99 e di pressioni di questi tempi ne sente tante, troppe. Bisogna andarci piano.

L’Italia non aveva un Saul, vero, ma i gol dalla nostra punta, Petagna, questa sera non sarebbero arrivati nemmeno se avesse giocato fino a domattina. Per quelli che avevano riposto fiducia nei piedi di Chiesa, oggi a sostituire lo squalificato Berardi, un po’ di delusione. Più gravi, invece, le (svariate) ingenuità di Gagliardini; l’ultima gli costa il secondo giallo. Condannati. Nonostante lo svantaggio, nonostante l’uomo in meno, ecco la scintilla per risollevare gli animi: Federico Bernardeschi. Non è bastato il suo bellissimo gol per rimettere le cose a posto. Un pareggio che è un fuoco di paglia, un Saul che è una sentenza. Altre due volte.

Tutti a casa, dunque, ma a detta di Di Biagiosenza rimpianti” e con il reale obiettivo raggiunto: “abbiamo rilanciato il nostro movimento”. Chi si accontenta gode, dunque, ma rimane la convinzione che avremmo potuto far sentire la nostra voce. Lo testimoniano anche le lacrime, a fine partita, del nostro ragazzo con la numero 10 sulle spalle. Perché la vittoria contro la Germania non è arrivata casualmente. Perché i primi 45’ di gioco non sono stati un’eccezione. Perché i nostri giovani sono davvero di valore. E allora diciamolo: siamo delusi. Speranzosi, ma pur sempre delusi.

Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Conseguita nel 2012 la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trieste. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

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