sabato 21 ottobre 2017

F1 GP Suzuka 2017

Sfortuna Ferrari, Vettel abbandona il gp al quarto giro, bravo Kimi, testardo nel riprendersi posizioni in griglia. Chapeu Hamilton e Mercedes, titolo ormai alla casa tedesca. Bene Verstappen, futuro della F1.

Venerdì 6 ottobre, siamo a Suzuka in Giappone, terra del Sol Levante, un circuito lungo quasi 6km, formato da 18 curve e due rettilinei lunghi, dove la potenza dei motori è libera di sfogarsi dando voce ai 900 cavalli, aiutati inoltre dal DRS, dove la velocità massima registrata è pari a 338 km/h, mica male.

All’arrivo nell’ultima tappa asiatica del campionato, l’affetto dei fan Ferrari è stato palpabile fin dall’inizio, Vettel è sembrato molto fiducioso e carico, insieme a tutto il team di Maranello e al compagno Kimi Raikkonen. Si respira un bel clima, prerogativa importante per avviare un weekend tutto da vivere, ma sopratutto, da vincere.

Si comincia con la solita routine delle prove libere, importanti per studiare assetto e mappatura del motore, in un tracciato che non lascia margine di errore, basti vedere il piano altometrico del circuito per rendersi conto di quanto possa essere affascinante questa gara per i piloti. Curve ad “S”, strette, dove il cambio oscilla tra la quarta e la quinta a massimo 200 km/h, curve ad “U” in pendenza, dove trovare il punto di corda diventa difficile e complicato sopratutto sotto pressione con un’avversario alle spalle. In sintesi, c’è tutto quello che il Circus dei motori dovrebbe offrire: velocità, adrenalina, sorpassi difficili e chiusure rischiose a difesa degli “attacanti”.

Parlando degli aspetti tecnici, invece, Suzuka, si rivela essere una delle piste più complicate in assoluto per ciò che concerne il setup della vettura, vediamo il perchè: inanzitutto, avendo 18 curve, il carico areodinamico deve essere applicato in maniera perpetua, permettendo alla vettura, come si suol dire, di rimanere “attaccata per terra”. La campanatura delle ruote è maggiormente negativa per non aumentare il consumo degli pneumatici e garantire una buona sterzata nei cambi di direzione. Le sospensioni, tendenzialmente, sono irrigidite per ridurre il rollio del posteriore, sopratutto in fase di curva prolungata, (vedi fine settore 2) diminuendo però, la reattività della vettura. Il differenziale, invece, “solitamente paritario” tra potenza erogata alle ruote anteriori e quelle posteriori, vede un’accorgimento del 10% in più sull’avantreno, generando un pizzico di sottosterzata in entrata di curva, garantendo però una minore sovrasterzata in fase di conclusione della curva stessa. La Ferrari, nello specifico delle componenti areodinamiche, ha sostituito la precedente presa d’aria motore, con una con le “orecchie” come si dice in gergo, comportando una piccola “rivoluzione” negli organi interni che raffreddano la Power Unit. Inoltre, nel posteriore, i tecnici hanno apllicato l’ala a “cucchiaio”, riducendo i carichi areodinamici per favorire la velocità massima in rettilineo.

Si comincia dunque a girare in pista, e dopo aver completato i programmi di prova dei team (familiarizzazione del tracciato, giro veloce e gestione gomme con strategia) Vettel mette a segno il tempo più veloce, 1:29.166, secondo invece Hamilton a 1.29:777, terzo Ricciardo, quarto solamente Kimi a +0.472 dall’australiano.

Positività, sorrisi e tanto ottimismo accompagnano la scuderia italiana all’avvento delle qualifiche ma è qui che succede ciò che ci si poteva aspettare. La Mercedes, infatti, nello stallo tra prove libere e qualifche, adotta accorgimenti tecnici che portano un risultato straordinario. Hamilton vola sulla sua monoposto segnando tempi da marziano: Q1 1:29.047, Q2 1:27.819, Q3 1:27:345,  battuto anche il record del giro più veloce fino ad oggi, appartenente a Micheal Schumacher. Vettel, terzo a +0.472, passa in seconda fila per via della penalità a Bottas che ha sotituito il cambio. Solamente sesto Ice man a +1:179.00 penalizzato anche lui, per aver distrutto sospensioni e cambio nelle FP3, partirà undicesimo. Male, un danno che toglie un “alleato” tra le prime file della griglia e vede Seb in mezzo ai leoni RedBull, ma sopratutto dietro Lewis.

Domenica 8, ore 7.00 italiane, la gara comincia con una partenza scattante di Lewis, ma altrettanto di Seb, che si posiziona subito in scia del brittannico chiudendo bene lo spazio a Verstappen che passa Ricciardo con un sorpasso millimetrico in curva 1. A metà del primo giro, Vettel subisce la furbata di Verstappen, che lo sorpassa all’interno nel settore 2, la Ferrari fatica a mantenere il passo dei primi e incalza, nel rettilineo, l’aggressività di Ricciardo e Ocon, Force India, che in scia superano, insieme a Bottas, il ferrarista catupultandolo sesto. Da registrare l’incidente di Sainz nel giro 1 che fa attuare la Virtual Safety Car dai commissari.

Dal on-board camera, si nota che già alle curva 6 il tedesco Ferrari, comunica con il box una mancanza di coppia del motore, (notevole la differenza in newton metro nel rettilineo), la sua vettura raggiunge i 290 km/h, le altre viaggiano a 305/310 km/h, così al giro 4 riceve l’amara notizia del ritiro dalla gara. Kimi rimasto a gareggiare, perde ulteriori posizioni dal sorpasso tentato a Hukenberg nel settore 3, ma si rivela essere un gran pilota, compiendo una rimonta che lo porta al sesto posto finale. La gara si sviluppa sull’onda dei tempi veloci registrati da Hamilton e Verstappen, autore di una grandissima perfomance che avrebbe potuto portarlo anche al primo posto con un pizzico in più di fortuna, ma va dato atto, che Hamilton, in questa gara è stato superbo, difendendosi bene e accelerando a più non posso in ogni parte del tracciato. Il gran premio è vivace, e regala bei sorpassi, sopratutto nel gruppo centrale, dando finalmente quella spettacolarità che in qualche circuito, mancava in F1.

Durante lo svolgimento del GP, i meccanici italiani, affermano che il guasto della SF70H, riguardava la candela della bobina, dando adito a ciò che Marchionne aveva detto dopo Sepang: “squadra giovane, errori qualitativi della componenstistica non aiutano la scuderia a lottare per il titolo.”

Certamente, quando si sviluppano nuovi accorgimenti alla vettura, un margine di errore ci può stare, ma non si spiega come il progresso visto fino a Spa, sia sfortunatamente originato in una carambola regressiva delle prestazioni finali. Su questo aspetto, una nota positiva c’è, ovvero le migliorie applicate sul telaio che, quasi certamente, sarà lo stesso anche per la nuova Ferrari che nascerà. Il gap riguardante il feeling con tutti i circuiti del campionato, è diminuito di molto quest’anno, ma non basta ancora per regalare l’atteso titolo irridato.

Curiosità e statistiche rendono, un pò meno amaro, questo weekend poichè la Ferrari detiene ancora il record di vittore in terra nipponica, 5, tutte di Schumacher. 4 vittore invece per Vettel, due in Toro Rosso, e due in RedBull, come Hamilton che pareggia così i conti con il tedesco. Se invece, andiamo a scavare nell’albo d’oro, la Mercedes, motorizzata Mclaren, ha vinto 4 gran premi, totalizzando in tutto, 8 vittorie.

Grande rammarico quindi, al termine di questa domenica soleggiata, ma cupa per il team di Maranello. Unica nota positiva, oltre al recupero di posizioni di Kimi, rimane l’abbraccio sincero di Vettel con Maurizio Arrivabene e con il resto della scuderia, a dimostrazione di un gruppo coeso e compatto nonostante le difficoltà, mettendo in risalto il grande lato umano di Sebastian. La Mercedes si appresta ad affrontare i prossimi impegni con un vantaggio notevole, +59, e un titolo costruttori vicinissimo, ma quello che noi sportivi ci auguriamo, è che si concluda il campionato in maniera dignitosa lottando fino all’ultima curva. Keep pushing, Seb!

Francesco De Marco

 

 

 

 

 

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