martedì 16 gennaio 2018

F1 GP USA 2017

Mercedes vince il mondiale costruttori, Hamilton vola. Vettel che partenza, bravo anche Kimi ma podio utile solo alla gloria per le Ferrari.

 

Il circuito americano, di Austin, situato nella contea di Travis, in Texas, è entrato nel mondo F1 a partire dal 2012, primo anno dell’avvento dei motori turbo ibridi. Il tracciato, su cui la gara si svolge in senso antiorario, (come in Canada,a Baku, Marina Bay, e Abu Dhabi) è composto da 20 curve e due lunghi rettilinei. La caratteristica che lo rende unico nel suo genere è data dal dislivello, misurato in 41, 3 metri, e dalla lunghezza del tracciato, quasi 6 km.

Il record di vittorie in questo continente, appartiene a Lewis Hamilton, trionfante per 5 volte su 6 gare disputate. Una sola la vittoria di Sebastian Vettel, nel 2012, alla guida della RedBull che lo consacrecrerà per la seconda volta, (su quattro) campione del mondo, proprio in quell’anno, regalandogli anche un piccolo traguardo personale, ovvero il record del circuito delle americhe, pari a 1.35:657.

Parlando del presente, invece, la situazione in classifica vede Hamilton in testa al campionato 2017, co un vantaggio pari a 59 punti e 4 “match point” da sfruttare a favore.

Citando le parole del team manager Ferrari, Arrivabene, la scuderia di Maranello, ha giurato battaglia fino all’ultima curva dell’ultima gara, perciò ci aspettavamo di vedere Vettel agguerrito più che mai e Raikkonen disposto a battersi anche per il compagno di squadra. Cosi è stato…

Le prove libere, disputate venerdì, hanno dato buone indicazioni ai meccanici della Rossa, confermando sensazioni positive e modifiche areodinamiche attuate per migliorare la vettura sulla deportanza. A partire dall’ala anteriore, per finire all’estrattore dell’ala posteriore, le migliorie hanno funzionato.

In FP3, ultima sessione di libere, Vettel si trovava a soli 92 millesimi di distanza dal pilota in testa, Hamilton, che aveva fermato il cronometro a 1.34:478, mica male.

Le qualifiche svolte nel pomeriggio di sabato, hanno invece confermato la supremazia Mercedes, relegando Hamilton in pole position, (settanduesima per lui, undecisima stagionale) cancellando anche il record del circuito di Vettel, segnando un tempo storico: 1.33:108!

Vettel non ha abbassato la guardia e si è ritrovato secondo, a +239 , terzo Bottas, quarto Ricciardo con la RedBull, quinto Raikkonen fermo a 1.33:577, favorito anche dalla penalità inflitta a Verstappen, partirà sedicesimo per aver cambiato la Power Unit.

LA GARA

Una partenza mozzafiato di Vettel, sulla salita che porta alla curva 1, gli regala la prima posizione, Hamilton quasi sbalordito da tanta cattiveria agonistica, reagisce cercando scia e velocità, ma il tedesco sembra aver un “diavolo per capelli” e spinge a più non posso, rimanendo in testa per 6 giri, aumentando il suo margine di vantaggio fino a 1, 8 secondi. Ma proprio sul più bello, la Ferrari, comincia a consumare velocemente le gomme, e la vettura poco a poco ne risente, fino a che, Hamilton, grazie all’ausilio del DRS, consuma il sorpasso ai danni del ferrarista a 331 km/h sul secondo rettilineo del tracciato, dopo aver salvato le gomme da un usura maggiore e recuperato tempo prezioso.

Nel resto del gruppo, una bella battaglia vede protagonisti Bottas e Ricciardo per la terza piazza, l’australiano però, ne uscirà perdente (ritiro per guasto al motore), Raikkonen e Ocon, invece, per la quinta posizione, ottenuta successivamente dal finlandese, e un’altra ancora, che vede come attori principali Sainz e Perez, per la settima.

Tornando ai protagonisti, Vettel, anticipa la sosta ai box, montando gomme soft, Hamilton effettua un giro in più con le ultrasoft cambiando gli pneumatici al giro 20, e fortunamente per lui, all’uscita del pit stop si ritrova ad essere ancora davanti alla Ferrari (Pit da record 22.3 secondi).

Hamilton vola sulle ali della freccia d’argento numero 44, Vettel perde secondi ad ogni giro e si ritrova più lento delle previsioni del team, mentre Raikkonen, un pò contro tutti i pronostici, si ritrova essere 3, con una strategia diversa, a 17 giri dal traguardo, con gomme soft.

La scuderia italiana opta per la terza sosta, montando l’ultimo treno gomme disponibile, quello supersoft, ma Seb, ha davanti a sè Bottas a 15 secondi, e lo stesso Kimi, il che significherebbe perdere ulteriori punti vitali per la lotta al titolo.

La vettura del pilota britannico regala una perfomance, durante tutto il gran premio, da 10 e lode: affidabilità, velocità, areodinamica, tutto sembra essere perfetto, compreso lui, Lewis, che guida in maniera superba, da vero pilota Formula Uno.

Vettel ci mette il cuore, e ad ogni giro recupera tra 1,5 e 2 secondi su Bottas, che ormai deve faticare a governare una monoposto ribelle, aggressiva, dotata inoltre, di gomme iper usurate.

Kimi allunga sul connazionale finlandese, Sebastian ingrana e scala marce come fosse un robot perfettamente sincronizzato con il tracciato fino a riprendere la seconda Mercedes con un sorpasso capolavoro in piena curva ad allargare, rischiando qualcosina, per la presenza del doppiato Vandoorne che si trovava in quel punto nel settore 1.

Kimi è costretto ad abbassare i regimi di potenza della macchina, così Vettel, secondo copione, può passarlo e trovarsi secondo, anche se tra lui ed Hamilton vi è un oceano di tempo di distacco.

Nonostante la “galanteria” di Kimi, il destino dice male alla Ferrari, che al giro 56, si ritrova un Verstapppen indemoniato, autore di una gara in rimonta perfetta, a volergli rubare il podio. “Ice man” lotta in tutto il settore 3, chiudendo ogni spiraglio, ma un varco all’interno della curva 17, permette all’olandese di aggiudicarsi il terzo posto.

I giudici di gara, prima della premiazione di rito infiggono 5 secondi alla RedBull, rea di aver sorpassato Raikkonen, fuori dai limiti di pista del tracciato, così Maranello porta due piloti sul podio negli USA.

Al di là dell’intervista spocchiosa di Hamilton sul palco, e della sua entrata nel Paddock da vero VIP, va dato merito sportivo alla supremazia tecnica del pilota inglese. Ha guidato più veloce della sua potenziale prestazione immaginata e immaginabile, ha saputo resettare le emozioni negative dei primi giri, e infine, va detto, guida la vettura migliore dell’intero Circus, quindi in qualche modo è anche agevolato dai dettami tecnici e prestazionali di questo bolide argentato. Tuttavia, è stato caparbio e furbo in molti weekend, e questo l’ha premiato a lungo andare.

La Ferrari, d’altro canto, può essere davvero fiera del lavoro svolto in questo weekend americano, consapevole di aver dato tutto, tra tecnici, meccanici, e piloti, ma allo stesso tempo sa di essere “ferita” dai suoi stessi errori e dalle sue stesse disfunzioni tecniche.

Alla Mercedes, vincitrice, tra l’altro del titolo costruttori, verrebbe quasi da pensare “ride bene, chi ride ultimo” ed è forse questa, ironicamente, la morale che dovrebbe tener conto la Ferrari: il campionato comincia a Marzo e finisce a Novembre, non a Luglio.

Hamilton si appresta a diventare per la quarta volta campione del mondo, eguagliando Vettel, bravo e beato lui, e noi tifosi ci auguriamo che questo sia l’ultimo anno in cui vediamo la Mercedes sbeffeggiarsi della Ferrari.

La storia e la tradizione sportiva impone alla casa di Maranello di lottare al vertice ogni anno, non ogni 2-3 anni. Occorre innovazione, spirito di squadra e sopratutto un Vettel “cattivo” come quello visto in molti episodi quest’anno.

Continua a correre Sebastian e complimenti alla Mercedes AMG Petronas.

Francesco De Marco

 

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