martedì 16 gennaio 2018

I tre decenni di Paolo Maldini

Indossare la maglia della propria nazionale è il sogno che qualsiasi calciatore professionista vorrebbe realizzare. Tra i prescelti, in pochissimi possono affermare di aver ricoperto il ruolo di capitano, il più grande tra gli onori. In questa rubrica vi raccontiamo come hanno contribuito a scrivere la storia del nostro calcio i dieci grandi azzurri che per il maggior numero di volte sono scesi in campo portando al braccio la fascia di capitano della nazionale italiana.

A chi non piace Paolo Maldini?
C’è il calciatore, ci mancherebbe: forte, elegante, vincente. C’è l’uomo: professionale, modesto, fedele. Piace a tutti. Sicuramente alle donne, perché il volto è di quelli da Hollywood. Ma lui il calcio lo aveva nel sangue, e non poteva essere altrimenti. Figlio d’arte, con parecchia pressione sulle spalle, non ha certo deluso le attese il bambino d’oro di Cesare. Che poi, mica cosa da poco anche solo confermarsi ai livelli del papà, vincitore di quattro scudetti e della prima, storica, Coppa dei Campioni italiana. Ma Paolino è riuscito ad andare addirittura oltre.
La storia azzurra è riuscito a scriverla senza aver mai vinto nulla. E pensare che con l’azzurro indosso ha attraversato tre decenni: dall’ ’88 al 2002 sono quattordici anni in Nazionale. 74 le presenze con la fascia da capitano, 126 il numero complessivo di apparizioni. Numeri importantissimi. Numeri che lo vanno a collocare al terzo posto della nostra speciale classifica.

Papà Cesare col piccolo Paolo

Lo abbiamo detto, non ha mai vinto nulla Paolo Maldini con i colori azzurri. Cominciando dal 1988. Era l’europeo organizzato dalla Germania Ovest, e Maldini, che già aveva collezionato tre presenze in nazionale maggiore, viene chiamato alle armi da Azeglio Vicini. Le gioca tutte. L’Italia verrà eliminata poi dall’ URSS in semifinale, ma fin da subito vennero riconosciute le sue qualità, che gli valsero l’inserimento nell’11 ideale del torneo insieme al più esperto Bergomi, a Giannini e a Vialli.

E’ il 1990. 7 presenze su 7 anche al Mondiale casalingo. Sempre sotto la guida di Vicini l’Italia, da favorita, approda alle semifinali con la porta ancora inviolata. Di fronte l’Argentina, reduce da due vittorie, tre pareggi e una sconfitta. A fare da cornice il San Paolo. Mai banale, alla vigilia, tale Diego Armando: “Mi dà fastidio il fatto che in questa occasione si chieda aiuto ai napoletani che per 364 giorni all’anno non sono considerati italiani”.
Fu un crollo inaspettato, soprattutto da un punto di vista fisico. L’Argentina ne ebbe di più nonostante avesse giocato per 120’ anche i due turni precedenti e le critiche si abbatterono piuttosto violente nei confronti del CT, reo di aver imbottito di difensori la squadra che, subita la rete del pareggio, non seppe più reagire e soccombette dagli undici metri.

L’eleganza di Maldini a USA ’94

E poi i mondiali del 1994, con Sacchi. Quelli a stelle strisce, con gli dei del calcio finalmente pronti a colonizzare l’ unico territorio sulla faccia della terra rimasto piuttosto indifferente al fascino del soccer.
L’Italia più contraddittoria di sempre raggiungerà la finale e sbatterà sul muro del Brasile. Maledetta lotteria. Maldini le giocò tutte, neanche a dirlo, ma non diede la sensazione di essere al top. Anzi, le avvisaglie di un piccolo calo dopo una carriera fin lì ai massimi livelli vennero confermate negli anni immediatamente successivi.

Paolo capitano, Cesare CT della Nazionale

A fargli da chioccia, nel 1998, papà Cesare, nuovo CT azzurro. Già da qualche anno con la fascia al braccio ereditata da Baresi, Paolo affronterà l’evento transalpino con la personalità di chi ha già disputato tre competizioni iridate e con la pressione di chi è diventato grande, grandissimo. Eppure, non finì bene. Ai quarti di finale, la maledizione dei rigori, certo. Di Biagio sulla traversa e quattro anni dopo è sempre la stessa storia. Ma la stampa italiana non se la prese con Di Biagio. Non se la prese con il destino avverso. No, la stampa italiana se la prese con Maldini. Quale? Cesare. “Era andata troppo avanti questa agonia e se avessimo vinto non ci saremmo più tolti dai piedi il calcio fossile di Maldini. Ce lo saremmo portato avanti fino al nuovo millennio”.

Euro 2000 e Corea – Giappone 2002 sono caratterizzati dall’incubo del golden goal. Se Trezeguet sentenziò l’Italia di Zoff con un vero e proprio Euro-Goal, saranno gli sconosciuti coreani a mandare a casa il Trap due anni dopo, anche e soprattutto a causa dell’arbitraggio più che sospetto del direttore di gara Moreno.
Fu il golden goal di Ahn a condannarci all’eliminazione, non senza responsabilità proprio del nostro Paolino; in quella circostanza il capitano azzurro non stacca sull’inserimento dell’attaccante e si fa anticipare, concorrendo quindi alle colpe della disfatta.
Stavolta si è mancato di rispetto a Trapattoni e a me. Hanno detto che il ct non aveva il coraggio di lasciarmi fuori squadra, perché mi chiamo Maldini. Non risponderò alla prossima convocazione”. E tra qualche polemica, la leggenda di Maldini in Nazionale termina.

Ahn anticipa Maldini e ci elimina

Una leggenda, però, che si chiude a distanza di di 14 anni, con l’azzurro cucito sul cuore e ben quattro campionati del mondo disputati. E poi, un’intera carriera al Milan, con 5 Champions League e 7 Scudetti nel palmarès.
In 23 anni di carriera Paolo Maldini non si è mai allontanato da un senso della morale, del dovere, della fedeltà e dell’etica che ne fanno una delle icone del calcio” hanno detto quelli de l’ Equipe, e come dar loro torto. Uno di quei giocatori che hanno fatto appassionare tutti, tifosi e non. Elegante in campo e fuori. Quei campioni che tanto ci mancano e che presto, da italiani, vogliamo tornare ad ammirare.
Dai, a chi non piace Paolo Maldini?

 

Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Conseguita nel 2012 la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trieste. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

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