martedì 12 dicembre 2017

Dopo un europeo

Dopo un europeo c’è sempre un Mondiale.
Ci eravamo congedati così in quella notte di luglio, promettendo a Barzagli che quel gruppo non sarebbe stato dimenticato. Dobbiamo svegliarci, oggi, con il disagio di gestire un’eliminazione ancor prima che il Mondiale inizi: amaro frutto di una sconfitta meritata, evidente, evitabile.

Ognuno cerca di giustificarla, a modo suo, siamo tutti allenatori migliori, il giorno dopo: sbagliato il modulo, le sostituzioni, i cross.

Di concreto resta un tabellino immacolato in 180′ contro una Svezia che non aveva niente da perdere e ha ottenuto il massimo con un tiro in porta. Restano le lacrime di Buffon nella partita che non doveva essere quella d’addio. Con lui se ne vanno anche Barzagli e De Rossi: tutti gli ultimi campioni del mondo dalla lista dei convocabili; lista che prossimamente verrà stilata da chissacchì chissà quando.
Perchè Ventura non ha intenzione di dimettersi e Tavecchio, presidente della federazione ci deve pensare, d’altronde, peggio di così non si puó fare.

Piacerebbe sì chiudere dicendo che dopo ogni Mondiale c’è effettivamente un Europeo ma senza una rifondazione totale questo movimento calcistico non puó parteciparvi e non ci andrà se continua così: un declino iniziato nel 2010 con due lampi continentali nel buio di un quasi decennio orfano di campioni, esempi, stimoli che rispondono ai nomi di Baggio, Del Piero, Totti; ragazzi che a 21 anni facevano la differenza nei club e non scalpitavano per un quarto di coppa Italia, con tutto il rispetto.

Hanno dato la colpa agli stranieri di un campionato che ne presenta il 54,5%: un punto percentuale in meno di quanti ne ha la Bundesliga (il campionato dei campioni del mondo in carica), tredici punti in meno di quanti ce ne sono Premier League.

La verità, tante volte siede nel mezzo e in questi casi in panchina. Bisogna cominciare a credere nei giovani, farli sbagliare, esprimere, divertire, dar loro fiducia, farli sognare, vincere e anche perdere. Lo devono fare i club, lo deve incentivare la federazione continuando a promuovere lo sport, condannando la violenza e il razzismo.
E allora sì che torneremo a parlare di mondiali, dopo ogni europeo. La Nazionale deve essere un esempio positivo per il Paese, un momento di unione; è forse questa, oggi, la perdita più grande, di tutti.

 

 

Francesco Bevilacqua

About Francesco Bevilacqua

Francesco Bevilacqua nasce a Gorizia il 20 ottobre 1993. Si diploma al Liceo Scientifico nel 2012. Attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Trieste. Scrivere di sport è un’opportunità di crescita; gioca a calcio.

@Bevilacqua_93

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