martedì 16 gennaio 2018

Sara Sgarzi, ex sincronetta della Nazionale: “Ho coronato il sogno di una vita, le Olimpiadi”

Sara Sgarzi, ex sincronetta della Nazionale italiana, si presenta come una ragazza umile, che ha lavorato tanto per conquistare importanti traguardi in campo sportivo e per ottenere anche successi in ambito scolastico e universitario. La parola d’ordine è sempre fatica e duro lavoro. La passione per questa disciplina l’ha portata a partecipare ai Giochi Olimpici di Rio 2016 e coronare il sogno di una vita. L’azzurra racconta la sua vita da atleta e il futuro, ancora tutto da costruire, e con un altro sogno nel cassetto da realizzare.

 

La partecipazione ai Giochi di Rio. Quasi un anno e mezzo dopo,  quali sono le tue sensazioni ed emozioni a riguardo? Racconta di questa esperienza.

“Riuscire a partecipare ai Giochi olimpici è stata la più grande soddisfazione della mia vita. Era il mio sogno, fin da quando ho iniziato a nuotare da bambina, un sogno che all’inizio non pensavo nemmeno che fosse possibile realizzare. Poi piano piano si è fatto sempre più consapevole e concreto, è cresciuto con me e, dopo la realizzazione del sogno che per forza di cose veniva prima cioè quello di entrare a fare parte della nazionale, è diventato il mio grande obiettivo. Il primo anno che ho nuotato in nazionale assoluta è stato il 2005,  proprio quello in cui la regola per la qualificazione olimpica è cambiata dando la priorità alla presenza di tutti i continenti ai Giochi piuttosto che alla meritocrazia. Per la nostra nazionale è, quindi, diventato molto più difficile riuscire a qualificarsi, ma ci abbiamo comunque provato con tutte le nostre forze per dodici anni: abbiamo fallito per un soffio le due qualifiche alle Olimpiadi di Pechino 2008 e di Londra 2012. È stata dura andare avanti nonostante tutto e tutti, sono stati anni di grandi sacrifici, di difficoltà, di rinunce, ma alla fine tutto è stato ripagato dalla qualificazione olimpica per i giochi di Rio 2016: ogni singola lacrima, ogni singola goccia di sudore. Sono stati momenti che porterò sempre nel cuore, che hanno dato un senso a tutto ciò che avevo compiuto fino a quel momento e per cui non smetterò mai di essere grata. Dopo tanto tempo e tante fatiche, il mio grande sogno è finalmente ed incredibilmente diventato realtà: ci sono entrata piena di meraviglia e me lo sono goduta con entusiasmo e con il sostegno di tutte le persone che amo. Dopo un anno e mezzo è tutto ancora più vivo che mai: la vita nell’atmosfera irripetibile del villaggio olimpico, la condivisione dello stupore, dell’energia e delle emozioni con le mie compagne e con gli altri campioni della nostra nazione, la soddisfazione di raggiungere il miglior piazzamento per l’Italia del nuoto sincronizzato di sempre, l’orgoglio negli occhi delle persone che mi sono state vicine e mi hanno accompagnato per tutto il mio cammino, la magia di una città meravigliosa che ha ospitato la più importante competizione del mondo. È stato un turbine, un vortice di tutti i colori, ma soprattutto dei colori dei 5 cerchi che porterò impressi in me con orgoglio per il resto della mia vita”.

Quando hai deciso di smettere di essere un’atleta? Com’è stato l’addio? Cosa ti ha dato la vita da sportiva?

“La vita da atleta mi ha resa la persona che sono, mi ha insegnato a non mollare davanti a niente, se veramente voglio ottenere qualcosa, e mi ha permesso di affrontare ogni situazione ed esperienza con forza, determinazione, energia, tranquillità, rispetto, umiltà e consapevolezza. Ho deciso di lasciarla dopo la realizzazione del sogno olimpico, perché mi ritenevo più che soddisfatta della mia carriera e perché non potevo più ignorare il richiamo del mondo esterno, che ho sempre sentito con forza. Non è stata una decisione difficile, l’ho presa con la massima serenità e curiosità di vedere cosa mi avrebbe aspettato al di fuori della piscina. Non è stato facile: mi sono ritrovata con tutto il mondo addosso, con così tante possibilità davanti da non sapere nemmeno quale scegliere. Poi mi sono resa conto che non si può mai smettere davvero di essere un’atleta, che lo sono stata e lo sarò per sempre, e ho affrontato con lo stesso spirito anche questa nuova avventura. Piano piano ho iniziato a mettere ordine in tutto il mondo che mi sono trovata davanti e a crearmi le mie strade e ne sono molto soddisfatta”.

Fai anche parte del gruppo delle Fiamme Oro. Cosa ti ha permesso questa possibilità?

“Sarò sempre grata al gruppo sportivo delle Fiamme Oro e alla Polizia di Stato perché senza il loro sostegno non avrei mai potuto realizzare il sogno olimpico, portando avanti una carriera così lunga. Mi hanno dato la sicurezza economica, insegnato la disciplina e fatto conoscere un mondo di cui sapevo molto poco e che mi ha arricchito tanto. Ho, quindi, sempre portato con orgoglio la maglia cremisi e lo faccio tutt’ora. Infatti, grazie ad essa,  posso sentirmi sostenuta anche dopo aver smesso di gareggiare e posso guardare al mio futuro con serenità”.

Cosa pensi del nuoto sincronizzato in Italia? Cosa si potrebbe fare per accrescerne la fama?

“Penso che sia un mondo che non ha mai avuto la considerazione che si merita, una realtà che, se fosse più conosciuta, potrebbe arricchire tante persone e allargare di molto le sue fila avendo, di conseguenza, anche maggiori possibilità di crescita. È uno sport davvero bello, spettacolare, interessante ed emozionante che varrebbe la pena pubblicizzare molto di più. Spero davvero che questo avvenga, visti gli ottimi risultati che nostra nazionale ha sempre ottenuto, ma soprattutto che ha conseguito negli ultimi anni”.

Come vedi la squadra di nuoto sincronizzato verso i prossimi Campionati del mondo a Budapest?

“La nostra nazionale di nuoto sincronizzato, dopo le Olimpiadi di Rio, è stata in gran parte rinnovata per via delle atlete che, come me, hanno deciso di concludere con i giochi la loro carriera agonistica. Ci sono state, quindi, molte new entry e la squadra ha dovuto riassestarsi, cosa per cui, ovviamente, sono necessari un po’ di tempo e molto lavoro. Mi sembra, però, che ci sia riuscita e ci stia riuscendo bene: ai Mondiali di Budapest, infatti, oltre agli storici risultati del doppio misto, anche le altre discipline hanno mantenuto le ottime posizioni ottenute nell’anno olimpico. Gli auguro di continuare su questa scia e di riuscire a migliorarsi ancora di più”.

Quale medaglia ti ricordi maggiormente e possiamo dire ha coronato la tua carriera?

“Senza dubbio la medaglia che ha coronato la mia carriera, regalandomi l’emozione più forte mai provata in assoluto, è stata quella di bronzo alla qualifica olimpica di Rio che è valsa come pass per partecipare ai Giochi. Era marzo 2016: non potrò mai dimenticare la tensione, mentre stringevo forte le mani delle mie compagne in attesa del risultato, le lacrime che mi rigavano il viso incontrollate e poi quell’esplosione di gioia senza fine, quei momenti eterni di abbracci, baci, grida, liberazione, soddisfazione ed incredulità. Salire sul podio non è mai stato così bello e quella medaglia è esposta a fianco al mio letto insieme alle foto di quei momenti indelebili”.

Come si può conciliare scuola e sport in Italia?

“Durante tutta la mia carriera ho sempre anche studiato: sono entrata in nazionale che frequentavo il liceo scientifico e dopo ho frequentato l’università. Ora ho conseguito una laurea triennale in lettere moderne e una laurea magistrale in italianistica e scienze linguistiche. È stata dura ovviamente: mi allenavo fino a 10 ore al giorno e studiavo nel tempo libero, nelle pause e, se necessario, anche di notte. Spesso con i libri aperti davanti guardavo le mie compagne riposarsi e mi chiedevo perché lo stessi facendo. La risposta è sempre stata molto semplice: perché mi piaceva e perché volevo farlo. La verità è che, se si vuole, si può fare veramente qualsiasi cosa. Certo ci vuole una grande determinazione e una grande forza di volontà, ma si può raggiungere l’obiettivo e anche bene: io ho sempre avuto ottimi risultati nello studio, oltre che nello sport e ne sono davvero molto orgogliosa. Devo dire che il sistema scolastico italiano, però, non mi ha mai aiutato più di tanto: dall’esterno mi ha maggiormente aiutato la comprensione di molti dei professori, che ho avuto la fortuna di incontrare, per il resto ho dovuto contare solo sulle mie forze. So anche, però, che in questo senso le cose stanno migliorando sia nei licei che nelle università: gli atleti di alto livello saranno maggiormente tutelati ed aiutati. Come ho detto al rettore della mia università, che ha chiesto un parere a tutti i suoi studenti che avrebbero partecipato alle Olimpiadi, per me ormai è troppo tardi, ma sono davvero molto contenta per quelli che verranno dopo di me, perché penso che conciliare studio e sport sia essenziale nella vita”.

Quali sono i tuoi obiettivi ora che hai lasciato l’agonismo? Ti piacerebbe diventare un allenatrice e restare nel mondo dell’acqua. Vorresti un lavoro al di fuori del sincro?

“Ora sto lavorando a Tor di Quinto, un centro sportivo a Roma che gestiscono le Fiamme Oro: mi trovo molto bene perché sono costantemente in contatto con sportivi di alto livello, che, come me, hanno lasciato l’attività agonistica e lo scambio è, quindi, continuo e molto stimolante. Oltre a questo molte società italiane mi stanno chiamando per fare consulenze e camp di nuoto sincronizzato e anche questo mi piace molto: mi dà grande soddisfazione vedere le ragazze e le bambine crescere e poterle aiutare, condividendo la mia esperienza. Anche rimanere nell’ambito, facendo esibizioni, mi piace e mi diverte molto perché mi da la possibilità di trasformare questo sport così faticoso anche in un gioco. Quello che però mi piacerebbe veramente e mi è sempre piaciuto è scrivere: articoli, romanzi, qualsiasi cosa. Questo è un altro dei miei sogni e sto cercando di lavorarci. Intanto ho scritto articoli per la pagina delle Fiamme Oro, per il Circolo e ne sto scrivendo uno per il giornale Polizia Moderna. In futuro chissà, è ancora tutto da costruire…”.

Quando hai iniziato a collaborare con la nazionale? Come ti sei trovata? Quali sacrifici hai dovuto fare per essere parte di questo gruppo?

“Ho fatto la prima selezione per entrare in nazionale nel 2002, ero al primo anno juniores, quindi una delle più piccole, ero stata convocata fra le ultime e non mi sarei mai aspettata di essere presa. Dopo 3 giorni di prove, invece, quando hanno letto i nomi di chi aveva passato la selezione hanno detto anche il mio. Non potevo crederci e ho detto ad alta voce: “Io??? Ma io non ho portato le mutande per rimanere ad allenarmi…”. Ovviamente fin dal primo momento ho fatto, quindi, ridere tutti. I primi due anni di nazionale juniores sono stati molto difficili per me perché venivo da una piccola società e non ero, quindi, abituata né a quei ritmi né ad allenarmi con ragazze così forti: ho partecipato a qualche gara internazionale, perciò, ma niente di importante. È stato solo nel 2004 che sono riuscita a partecipare come titolare ad Europei e Mondiali juniores. Dall’anno successivo, poi, sono entrata in nazionale assoluta e, da allora, ne ho fatto parte come titolare fino alle Olimpiadi di Rio 2016. È stata dura. Soprattutto all’inizio ho faticato ad abituarmi a quella vita, non sono mancati momenti di nostalgia e di sconforto, in cui sentivo di non farcela più e pensavo di voler mollare, mi sono sentita così stanca da non riuscire a muovermi, ho dovuto mettere in secondo piano la maggior parte dei miei interessi, rinunciare ad uscite con gli amici, momenti con la famiglia, feste, viaggi, relax e molte altre cose, ma n’è valsa la pena: questa è una cosa che ho capito del tutto solo nell’istante, in cui ci siamo qualificate per le Olimpiadi. Nonostante tutte le difficoltà, mi sono sempre trovata benissimo, le mie compagne sono state come sorelle, persone a cui sarò legata per sempre grazie alle esperienze che abbiamo condiviso e le allenatrici e tutto lo staff sono stati, per tutti questi anni, come una seconda famiglia. Non cambierei davvero niente di tutto quello che è stato compiuto”.

Chi è Sara fuori dall’acqua? Quali sono le tue passioni? 

“Penso di essere una persona molto solare e piena di energie, a cui piace divertirsi, stare in compagnia e coinvolgere, spesso anche in cose assurde, le persone che la circondano. Sono, infatti, molto irrequieta: ho bisogno di fare tante cose, di conoscere, esplorare, viaggiare. Allo stesso tempo, però, non posso fare a meno di prendere le cose con estrema profondità, di provare le emozioni e i sentimenti fino all’estremo, di riflettere fin troppo su ciò che succede, di sognare e sognare ancora fino a non farcela più. Adoro leggere e scrivere e ho un bisogno quasi fisico di girare il mondo per scoprire posti, persone e cose nuove. Ho avuto, inoltre, la fortuna di essere circondata da persone che amo moltissimo e con cui mi piace tantissimo passare il mio tempo. Mi sono laureata due volte: la prima è stata una triennale in lettere moderne e la seconda, a marzo dell’anno scorso, una magistrale in italianistica e scienze linguistiche. Al momento non sto più studiando perché penso di averlo fatto abbastanza e  per conciliarlo con i miei impegni sportivi ho faticato troppo. Poi sono troppo presa da altre cose, forse proprio quelle che a cui ho dovuto rinunciare in tutti questi anni. Chissà in futuro potrebbe succedere qualsiasi cosa, magari mi rimetterò pure a studiare!”.

 

Un ringraziamento speciale a Sara Sgarzi per la cortesia e la pazienza e per averci fatto sognare con lei e le sue magiche parole. In bocca al lupo per il futuro e tutti i tuoi sogni si possano realizzare!

Intervista di Eleonora Baroni

About Eleonora Baroni

Eleonora Baroni nasce a Correggio il 13 agosto del 1995. Diplomata al Liceo Classico nel 2014, ora frequenta la Facoltà di Lingue e Culture per l’Editoria all’Università degli Studi di Verona. Ama quasi tutti gli sport e li segue con passione, fin da quando era una bambina. Segue con attenzione scherma, tuffi e nuoto.

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