domenica 25 febbraio 2018
PYEONGCHANG 2018

Chi è Luigi Di Biagio, il nuovo CT azzurro

Dopo la cocente sconfitta contro la Svezia e le polemiche riguardanti la S-ventura della nazionale è tempo di guardare in ottica futura. Terminato il gioco di poltrone che ha visto succedere Fabbricini a Tavecchio, finalmente abbiamo un nuovo volto alla guida dell’Italia calcistica.

La scelta di Fabbricini, unita al consenso dei due vicecommissari Costacurta e Clarizia è ricaduta sull’ormai ex tecnico dell’Under 21: Luigi Di Biagio, nome che era già stato pronosticato e in realtà affatto nuovo tra le fila della Federazione e nemmeno per quelle generazioni che hanno saputo amare il calcio più bello, giocato nella nostra nazione negli anni ’90. Ecco chi è in nuovo Commissario Tecnico dell’Italia.

L’ex centrocampista e difensore aggiunto della Nazionale, ha esordito nella stagione ’88/89 con la maglia della Lazio. Da lì, la crescita in categorie più basse, per acquisire esperienza ed esternare il suo carattere. Tre stagioni con il Monza Brianza nella cadetteria gli hanno successivamente permesso di approdare in pianta stabile nella massima serie. Era il 1992, quando un tecnico boemo di nome Zdenek Zeman, incantava il pubblico degli stadi con una squadra neopromossa, il Foggia, nella quale trovò spazio proprio Gigi Di Biagio.

Per tre anni si mise in luce assieme al resto della squadra pugliese, guadagnandosi la titolarità inamovibile e gli apprezzamenti della AS Roma, che nel ’95 lo acquista a titolo definitivo.

Nella Roma ritroverà anche Zeman, e si consacrerà come un centrocampista duttile, ma anche come un prezioso palleggiatore. Di anno in anno migliorava tecnicamente e acquisiva abilità diverse: tiro dalla distanza, calci piazzati e una grinta da vendere. In quegli anni nella capitale realizza lo score personale più alto, fino a quel momento, pari a 7 marcature (il record è 9 con la maglia del Brescia a fine carriera).

Nel ’98 la prima chiamata in azzurro, sotto la guida di Cesare Maldini, compie il suo esordio contro la Slovacchia, un’amichevole vinta 3 a 0.

Convocato successivamente per la spedizione mondiale France 98, segna il centesimo goal della storia della Nazionale, ma sbaglia il rigore decisivo contro la Francia ai quarti.

Dal ’99 al 2003, invece, si trasferisce a Milano, dove nelle annate 2001-2003 ricuce il ruolo fondamentale di perno del centrocampo dell’Inter di Hector Cuper.

Nel 2000 il riscatto agli Europei dove l’Italia viene sconfitta ai supplementari dalla Francia di Zidane e Trezeguet.

Nel 2002, ai Mondiali in Corea del Sud, assiste al fallimento italiano, viziato dalle clamorose decisioni del arbitro Moreno, chiudendo il proprio capitolo con la Nazionale azzurra, 31 presenze e due reti all’attivo.

Chiude la carriera calcisitica oscillando tra Serie A e Serie B, con le maglie di Brescia ed Ascoli salutando il calcio giocato nel 2007.

Negli anni a seguire è diventato allenatore, mettendosi in gioco in realtà provinciali e giovanili, entrando a far parte dello staff azzurro alla guida dell’Under 20. Il 2 luglio 2013 viene nominato C.T. dell’Under 21 subentrando a Devis Mangia, vicecampione d’europa, sapendo che deve ricostruire una squadra dalle fondamenta. Il percorso è lungo e travagliato, ma nonostante le difficoltà gestionali del pianeta azzurri, si qualifica agli europei 2015. Purtroppo il feeling con la squadra non decolla, infatti vengono eliminati ai gironi. Ma Di Biagio era un giocatore duro da affrontare, fastidioso, perciò non abbassa la concetrazione e continua a seguire una strada: il lavoro. Dinanzi a squadre più attrezzate, come Inghilterra, Francia, Spagna, Belgio, arriva alla soglia della finale degli europei 2017.

Oggi, per il domani, l’offerta della vita. Quella di guidare la Nazionale emotivamente più triste degli ultimi sessant’anni, per i prossimi sette/otto mesi: spazio ai giovani, i suoi giovani e giovanissimi che tra due anni saranno chiamati a rappresentare “i grandi” nell’europeo. Perchè è lì che dobbiamo arrivare sfruttando il tempo che la gestione Tavecchio-Ventura ci ha maledettamente offerto. Dal basso, arrivare in alto. Si può fare? Chiedetelo a Di Biagio.

 

 

 

 

Francesco De Marco, Francesco Bevilacqua

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