Antonio Conte, il condottiero solitario col rimpianto CR7

Antonio Conte, 49 anni, non ha bisogno di presentazioni. Considerato uno dei migliori allenatori al mondo degli ultimi anni, si appresta a seguire questa nuova stagione calcistica da spettatore. E nel frattempo Allegri si gode Ronaldo…

“Non si può pensare di mangiare con 10 euro in un ristorante da 100”. Chissà quante volte, a fronte degli ultimi sviluppi di mercato che hanno stravolto il calcio italiano, Antonio Conte avrà ripensato a questa frase pronunciata in un’intervista rilasciata al termine della festa-scudetto contro l’Atalanta del 5 maggio 2014.

I bianconeri avevano appena stracciato il record di punti (102) in Serie A. La partita contro i bergamaschi fu decisa da Simone Padoin, simbolo storico di una Juventus nella quale sudore e sacrificio contavano più del tasso tecnico della rosa. Nel luglio successivo, tra il condottiero e la sua Vecchia signora, arrivò il divorzio-lampo che portò Massimiliano Allegri (allora contestato dai tifosi) sulla panchina bianconera.

Antonio Conte, 49 anni, esonerato dal Chelsea lo scorso 12 luglio (Getty)

A distanza di quattro anni, per via di una diabolica legge del contrappasso, la Juventus sta per sedersi al tavolo della Champions League con un commensale di lusso: Cristiano Ronaldo, uno che ha vinto ben 5 volte quella coppa che a Torino manca da 21 anni. Andrea Agnelli l’ha sottolineato durante la tradizionale festa di Villar Perosa: con CR7 la Juve non ha più scuse. La Champions non è più un sogno, ma l’obiettivo primario.

Nel frattempo Conte, dopo l’uscita ai quarti di finale degli Europei del 2016 (quelli dei rigori di Zaza e Pellè), dopo una Premier League e una FA Cup conquistate con il Chelsea, è stato esonerato a causa dei rapporti non idilliaci con la società londinese. Resta con le mani in mano uno dei tecnici più passionali e grintosi del panorama calcistico. Uno che, fin dai tempi della Nazionale Italiana, ha sempre sofferto la lontananza dal lavoro quotidiano sul campo d’allenamento.

Non sappiamo ciò che sarebbe accaduto se Conte fosse rimasto alla Juventus, magari accettando un ruolo da manager, simbolo, bandiera. Ciò che Sir Alex Ferguson ha rappresentato per lo United, per intenderci. Certo, il burrascoso addio alla sua Vecchia Signora è dipeso da una mancanza di stimoli. Ma se avesse avuto un pizzico di pazienza in più, probabilmente avrebbe avuto l’onore e la responsabilità di guidare una delle Juventus (almeno sulla carta) più forti di sempre.

di Pasquale Clemente