domenica 18 novembre 2018

A Davide

Non è possibile trovare le parole per quello che ci sta passando addosso in questi giorni; perdiamo tempo a cercare sulla tastiera quello che si può provare solamente con il cuore. Già, il cuore, quello che da giorni sentiamo o crediamo si stringa al pensiero che tu, Davide, non giocherai più e non ti vestirai più di azzurro, neanche per fare il principe alla tua principessa. E non è giusto, non ci sono motivazioni rassicuranti, non c’è pace. Quasi a voler peggiorare le cose ti guardiamo giocare, ti vediamo esultare e sorridere, accorgendoci di quanta umanità c’è stata nella tua vita, ad accorgerci di quanto ci hai dato, di quello che sei stato.

Le parole probabilmente più toccanti, quelle che ci hanno fatto gonfiare gli occhi di lacrime, lacrime che abbiamo lasciato scorrerci lungo le guance, senza vergogna, sono quelle del giorno dopo. Il ricordo di Riccardo Saponara, che cita la poesia di Walth Withman dedicata al defunto Abramo Lincoln, è straziante:
O capitano, mio capitano. Perché non sei sceso a fare colazione insieme a tutti noi? Perché non sei passato a riprendere le tue scarpe fuori dalla camera di Marco e non sei venuto a bere la tua solita spremuta d’arancia? Ora ci diranno che la vita scorre, che lo sguardo va puntato in avanti e dovremo rialzarci, ma che sapore avrà la tua assenza? Chi arriverà ogni mattina in mensa a riscaldare l’ambiente con il proprio sorriso? Chi ci chiederà incuriosito ciò che abbiamo fatto la sera precedente per riderci su? Chi sgriderà i più giovani e chi responsabilizzerà i più esperti? Chi formerà il cerchio per giocare a “due tocchi” o chi farà ammattire Marco alla play? Con chi dibatteremo sulle puntate di Masterchef, i ristoranti fiorentini, le serie TV o le partite disputate? Su chi appoggerò la mia spalla a pranzo dopo un allenamento estenuante? Torna dai, devi ancora finire di vedere LaLaLand per poterlo analizzare come ogni film appena uscito. Torna a Firenze, ti attendono in sede per rinnovare il contratto e riconoscerti il bene e la positività che doni quotidianamente a tutti noi. Esci da quella maledetta stanza, ti aspettiamo domani alla ripresa degli allenamenti. Nella vita ci sono persone che conosci da sempre con le quali non legherai mai, poi ci sono i Davide che ti entrano immediatamente dentro con un semplice “Benvenuto a Firenze Ricky”. Ovunque tu sia ora, continua a difendere la nostra porta e dalle retrovie illuminaci il giusto cammino. O capitano, mio capitano. Per sempre mio capitano”.

Il giorno prima, quel maledetto 4 marzo, è Cyril Thereau il primo compagno viola a trovare la forza di esprimersi:
Lealtà unica dentro e fuori del campo. Mi hai messo a mio agio subito al mio arrivo in viola. Il paradiso ti aspetta Capitano. Condoglianze alla tua famiglia e piccola principessa. Ci mancherai tanto”.

Poi, il coraggio di esprimersi a parole lo hanno trovato anche vecchi compagni di squadra, come Radja Nainngollan, che ricorda “quante battaglie insieme” tra Cagliari, prima e Roma, poi. Federico Bernardeschi, attaccante della Fiorentina soltanto fino all’anno scorso, esprime il proprio dolore così:
Con gli occhi gonfi di lacrime, il cuore straziato, ti dico Grazie amico mio, per la tua umiltà, la tua bontà, i tuoi insegnamenti, per la nostra Amicizia. Mi mancherai e ti porterò sempre nel cuore. Veglia sulla tua famiglia, la tua compagna e la tua piccola principessa. Manchi”.

E ancora, i compagni di Nazionale, come il collega di reparto Leonardo Bonucci, che rivolge il suo pensiero al cielo ricordando momenti di quotidianità passati insieme:
Ciao Grande Asto, era così che ti chiamavo quando ci incontravamo, per una partita che ci vedeva avversari o per un raduno in Nazionale. Un sorriso e un abbraccio di quelli veri, una persona leale, onesta e umile. Quante volte abbiamo riso, scherzato, gioito insieme. Quante chiacchierate a tavola seduti accanto, o lungo il corridoio che a Coverciano porta alle camere, o in campo, e anche in camera.“Dai Leo sventagliamela come sai” era quello che mi ripetevi ogni allenamento durante la tattica. Con quel sorriso che non finiva mai e che faceva capire quanto di buono c’era dentro di Te. Te ne sei andato a giocare lassù e so che lo farai sempre con un grande sorriso. Quello che ti ha sempre contraddistinto. Sei un grande amico mio. Mancherai”.

Un dolore, quello suscitato dall’addio di Davide Astori, che va oltre i confini dello sport. Così, Enrico Ruggeri:
Passiamo la vita a correre e competere, ognuno alla ricerca del suo gol personale. Poi qualcuno stacca la foglia dall’albero. Una preghiera per Davide Astori”.

E poi le diverse maglie indossate negli anni; il Milan rivendica con orgoglio i primi passi di Davide mossi nel mondo del calcio:
Un ragazzo innamorato del calcio e della vita, cresciuto con noi. Un dolore immenso”.
Anche il Cagliari, con le parole del suo presidente Tommaso Giulini, rivolge il suo pensiero al cielo:
Buono e onesto nella vita. Ambizioso e coraggioso in campo. Ci lascia un grande campione. Cagliari ti voleva bene e ti ricorderà per sempre”.

Non manca nessuno, dalle leggende di oggi, come Gianluigi Buffon, a quelle di ieri, come Francesco Totti. Passando per Alessandro Del Piero e Andrea Pirlo. Oltre i nostri confini, la Chapecoense e la federazione inglese, ma anche tutto il Camp Nou, con un profondo minuto di silenzio.

Però, per quanto ci riguarda, c’è solo un verbo che abbiamo trovato su una tastiera che fatichiamo a battere in queste ore; è l’unico verbo al futuro che sappiamo dedicarti: ci ricorderemo di te, Davide. Della tua classe, della tua educazione e della tua vita.

 

Francesco Bevilacqua
Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Consegue nel 2012 la maturità classica. Nel 2018 è Dottore in Giurisprudenza. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

Commenti chiusi.

Scrolla verso l'alto
Close