E’ l’Ajax l’esempio per rilanciare il calcio italiano?

E’ l’Ajax l’esempio per rilanciare il calcio italiano?

12 Marzo 2019 Off Di Nicola Zovi

Quel 4-1, a una settimana di distanza, è ancora sotto gli occhi di tutti. O, almeno, è certamente sotto gli occhi di chi vi scrive. Che partita incredibile è stata. La corazzata dei blancos asfaltata da ragazzini più o meno sconosciuti. Crollata a casa sua, nel  tempio inviolabile del Santiago Bernabeu, luogo di mille battaglie, scenario di innumerevoli trofei, territorio sicuro e protetto da qualsivoglia divinità del pallone. Ci è voluta la sfrontatezza di chi non teme la disfatta, l’energia di chi ha la batteria al 100%, la voglia di sognare di chi ha ancora la forza per farlo. Questo è l’Ajax, un misto di coraggio e talento, un’orchestra perfetta che suona l’ultima sinfonia di chi la storia recente l’ha voluta fare, scrivere e mai più mollare. Poi gli anni passano e qualche ingranaggio non si incastra più perfettamente, ma solo l’eroe può ribaltare il corso degli eventi. 11 eroi, invero. Giovani sì, sfrontati certo, talentuosi eccome.

Psicologia, quella dannata. La testa ti può aiutare come distruggere. La paura il peggior nemico dell’uomo. Nessun miedo escénico questa volta. Gli olandesi sono volati ai quarti. I 3 volte campioni, per davvero, sconfitti. Sembrava che a sfatare il tabù ci stesse per riuscire un anno fa la Juventus, ma non è andata così. In un minuto tutto può cambiare, lo sa bene Gianluigi Buffon. E’ evidente che i ragazzi terribili di Eric ten Hag non sanno cosa sia la paura. E così la psicologia, quella che ti confonde e ti abbandona in preda al panico – questa volta – non ha avuto la meglio. Questa volta no, ed è tutto davvero incredibile. Perché talento ce n’è nelle file degli olandesi, ma manca il resto. Manca l’esperienza, in primis, e hai detto niente. Nel Real primeggiano campioni d’Europa, del mondo, palloni d’oro. 

Le Champions, i giovani dell’Ajax, le portavano solo sulle spalle. 4, per l’esattezza, ma tanto tempo fa’. Lontano come il calcio olandese. IL calcio olandese. Caduto nel baratro nell’ultimo decennio dopo aver sfiorato, per l’ennesima volta, il tetto del mondo. Eppure, a distanza di 9 anni, qualcosa si è finalmente smosso. L’impresa dei Lancieri è solo l’ultimo tassello di un cammino che ha preso una direzione ben precisa. La Nations League ai danni della Germania il primo segnale. Gli Orange si stanno rilanciando, e ormai è davvero sotto gli occhi di tutti.

Noi no. O almeno, così non sembrerebbe. Parli di azzurri e sbuffi, è inevitabile. Suvvia, non prendiamoci in giro, mancano proprio i segnali. Diavolo se fa arrabbiare, però. Perché qualche talento lo abbiamo pure noi. Possiamo elencarli: Donnarumma, Zaniolo e Chiesa i più cristallini. Ma altri ancora sono lì che scalpitano per fare la loro parte e per dimostrare che non sono da meno. Talenti, appunto, ma non basta. E qui, ancora una volta, gioca la psicologia. Pare sia davvero lì la differenza. La costante convinzione che gli altri siano meglio. Il costante terrore di essere favoriti. La costante paura di rischiare. Eppure, non è che abbiamo molto da perdere. Praticamente nulla. Tutto da ri-guadagnare, dunque, ma che fatica. 

Alla Roma sono tremate le gambe a Oporto, la Juve ha impersonato il ruolo della pecorella smarrita al Wanda Metropolitano. Favorite entrambe, intimorite pure. E allora rischiamo seriamente di non presentare alcuna squadra ai quarti di finale di Champions: bruttissimo segnale. La Juve, questa sera, dovrà giocarsi il tutto per tutto. Mente sgombra, perché il talento c’è, l’esperienza pure, ma la paura non può passare i controlli dello Stadium. La psicologia non sarà tutto, ma quasi. Testa e cuore. Italia, per te c’è ancora posto nell’Olimpo dei grandi, basta che tu lo voglia.

E voi, cosa ne pensate? Commentate insieme a me e mettete un bel like alla pagina di nazionaliditalia.it! E se volete scrivere un articolo come me, basta contattarci! Il nostro è uno spazio libero in cui ognuno può esprimere le sue idee. Vi aspettiamo!

di Nicola Zovi