mercoledì 19 settembre 2018
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F1 GP MESSICO 2017

Ultimo Gp in terra messicana ed Hamilton si laurea per la quarta volta campione del mondo. Una partenza sfortunata costringe Seb alla rimonta, ma invano. Bene Raikkonen terzo mentre Verstappen vince in solitaria e si conferma il campione che verrà.

Il diciottesimo Gp stagionale, ed ultimo appuntamento in Messico, si è svolto all’Autodromo Hermanos Rodriguez di Città del Messico, un circuito che detiene il podio per quota d’altitudine del Circus (2.230 mt).

Questa particolare caratteristica rischia di rovinare l’ideal setup delle vetture, a causa della diradazione dell’aria, creando scompensi areodinamici.

Il circuito è rientrato a far parte del campionato di Formula Uno nel 2015, anche se l’inaugurazione della prtnership con la categoria, è avvenuta nell’anno 1963 per proseguire sino al 1970. Poi dal 1986 al 1992, ed infine dal 2015 al 2017.

Due vittorie Ferrari, l’ultima di Prost nel 1990, quando ancora gareggiava il Dio delle corse, Ayrton Senna.

Due vittorie Mercedes, entrambe nel nuovo millennio, Rosberg 2015 ed Hamilton la scorsa stagione.

Il record di velocità massima del circuito invece, è stato registrato da Bottas con la Williams, un outsider per le lotte al titolo, toccando i 372, 5 km/h, roba da perdere i capelli.

Tornando all’attualità, la lotta al titolo mondiale vede Hamilton a +59 da Vettel, a 3 gare dal traguardo finale, il pilota britannico ha un occasione ghiottissima di chiudere il capitolo 2017.

Vettel, d’altro canto dovrebbe sperare in un ritiro fantomatico della Mercedes numero 44, oppure in un incidente senza conseguenze gravi, stile Prost vs Senna a Suzuka ’89. Entrambe comunque, non sono certezze o ipotesi a cui bisogna affidare la preparazione di un weekend motoristico. Senza dimenticare il lato umano, sia chiaro.

E così è, già da venerdì 28 ottobre, perchè la Ferrari dimostra di esserci con i tempi sul giro nelle prove libere, con gli ideal time ancora no, ma la strada intrapresa è quella giusta. Fatica di più la Mercedes, sopratutto nel settore 3, quello più guidabile, mentre nel settore 1 non vi è traccia dell’esplosività tedesca, troppo lenti. Il problema sono le gomme, riferiscono, e sembra essere un problema di temperatura, in particolare quelle anteriori, troppo fredde per reggere l’erogazione del motore della W08 limitandone la stabilità.

Problemi di gomme, non di affidabilità, appunto, tant’è che la Ferrari apporta modifiche quasi “invisibili” ad occhio nudo, (fondo telaio a 5 slot ed estrattore evo posteriore) ma utilissime nel concreto per riuscire a strappare millesimi e centesimi preziosi alla Mercedes.

L’outsider di fine stagione si chiama RedBull, e da Singapore ad oggi, non ha più sbagliato un gran premio. Alcuni scettici attribuiscono le perfomance ottimali delle vetture austriache, al montaggio delle sospensioni idrauliche, vietate dal regolamento FIA F1 2017, guarda caso montate sulla Rdb del ’16.

La verità si traduce in un nome: Christian Horner team manager Rdb, ex pilota arrivato quasi in F1 (si è fermato alla Formula 3000), capace di riassettare una vettura penalizzata dagli errori strutturali del design areodinamico, attraverso un lavoro meticoloso di piccole modifiche apportate sulle ali, sul telaio, e sui deviatori di flusso. In pratica, una seconda linfa per la Rdb13.

Alla fine delle FP3 le Ferrari sono tra la prima e la seconda fila, il passo gara è buono, il ritmo meno. La Red Bull è attaccata al retrotreno delle Rosse italiane, mentre la Mercedes si rivela essere più lenta.

Le Frecce d’argento si giocano la chance migliore in qualifica, dove se riuscissero a far entrare in temperatura le gomme, potrebbero insidiare Vettel o Verstappen in prima fila.

Le qualifiche tuttavia, nel pomeriggio di sabato, si colorano di rosso all’ultimo giro delle Q3, dove Sebastian stoppa il tempo a 1.16.488 regalandosi la soddisfazione del nuovo record sul tracciato. A +242 centesimi, Verstappen, terzo Hamilton, solo quinto Raikkonen.

LA GARA

La partenza è emozionante, Seb scatta come un felino, Verstappen lo segue muovendosi verso sinistra cercando la scia e Hamilton segue il duo cercando di non ingombrare tutta la carreggiata, defilandosi verso l’esterno prima della curva 1 verso destra.

Ed è qui che succede ciò che pochi di noi, francamente, ci saremmo immaginati: Verstappen accompagna Vettel in curva 2 rimanendo vicino al cordolo, Vettel incalzato da tanta aggressività agonistica, non demorde, non lo tocca, ma subisce l’attacco di Hamilton, che avendo più traiettoria e spazio, lo supera esternamente all’inizio del rettilineo. Qui Seb, dice addio al campionato toccando con l’ala sinistra il pneumatico di Hamilton che si fora e successivamente sbanda fuori dal tracciato senza collisioni per nessun pilota, fortunatamente. Il rientro ai Pit Stop è traumatico psicologicamente per entrambi i duellanti, ma in particolare per Sebastian che si ritrova terz’ultimo: si cambiano musetto e pneumatici con mescola soft.

Parte la rimonta della Rossa numero 5.

Giro dopo giro Vettel consuma battistrada, macina chilometri e si avvicina al podio, sorpassando Massa, Gasly, Grosjean, Vandoorne a 15 giri dall’incidente. Il passo gara è buono, Seb è veloce, ma in cuor suo sa che arrivare a prendere Verstappen è impossibile, a meno di ritiro stesso della scuderia austriaca.

Mettendoci la giusta rabbia Vettel risale la china della classifica ma al trentesimo giro è costretto a cambiare strategia di gara, optando per le gomme supersoft, più morbide e veloci, trovandosi a 4 secondi di distanza da Magnussen, settimo. Una rincorsa che si può fare.

Parte la seconda parte della rimonta ferrarista, dove la vettura, aiutata dalle gomme maggiormente aderenti, sfrutta al massimo coppia e assetto per portarsi il più vicino possibile ai punti che contano, ovvero il podio.

Raikkonen, gira molto lento rispetto a Bottas e non riesce a diminuire il vantaggio del connazionale, perciò si limita nella gestione gomme in una gara dove non ha mai trovato il ritmo per impensierire realmente gli avversari.

A venti giri dalle bandiere a scacchi, Vettel ha raggiunto Perez e sul rettilineo prende la scia al messicano e lo soprassa con una staccata stupenda, pulita e precisa. Si trova quinto, a 3 secondi da Stroll ed Hamilton nel frattempo fuori dalla zona punti, tredicesimo.

Lewis, caparbiamente non molla la presa, così anche in palesa difficoltà, sorpassa Gasly, Ericsson, ed infine Massa, entrando virtualmente nella zona punti, (+1) gliene servono 2.

Al giro 68 si assiste ad una perfomance stupenda che vede protagonisti Alonso e lo stesso Hamilton, sfidarsi in chiusure e tentativi di soprasso tra le curve strette del settore 2. Dopo essersi “stuzzicati” sul rettilineo, Alonso resiste, ma alla fine Lewis, con una manovra interna da vero campione, riesce a posizionarsi davanti allo spagnolo.

A fine gara i complimenti del “Maestro” al Bad Boy, cosa non da poco visto i trascorsi in Mercedes.

Giro 70, Vettel, ferito nell’orgoglio strappa il giro record di giornata, e si appresta a completare l’ultimo giro con l’amaro in bocca.

Giro 71,Verstappen vince il suo terzo Gp in carriera, lo seguono Bottas, Raikkonen e Vettel, quarto appunto.  Hamilton taglia il traguardo al nono posto, conquista 2 punti, ma sopratutto la matematica certezza che gli consente di laurearsi campione per la quarta volta nella storia F1.

Complimenti, Lewis!

BREVE  ANALISI

Un’occasione persa, o per lo più gettata alle ortiche, a metà campionato esatto da parte della scuderia di Maranello, quancdo si è corso a Baku, gara in cui Seb ha perso le staffe tamponando Hamilton in regime di Safety Car.

Sembra banale racchiudere un fallimento di un’anno di lavoro in un’unico episodio, e invece, per sintetizzare la causa vera, originaria del declino Ferrari nella seconda parte di stagione, è necessario analizzare dal punto di vista psicologico questo avvenimento.

Nonostante il buon Seb fosse in vantaggio in classifica in quel momento del campionato, Hamilton nascondeva le proprie difficoltà all’interno del team Mercedes, così come la stessa scuderia tedesca, non lasciando trapelare malumori o difficoltà di gruppo nel affrontare una vettura completamente rivistatata.

Il team del Cavallino, al contrario, ha dimostrato sempre grande ottimismo sia verso i piloti che verso la nuova “creatura” dimenticandosi però che le difficoltà sarebbero arrivate, se pur in modo differente dall’anno precedete, o in una tempistica futura al ottimo momento vissuto.

Da un lato una scuderia che si riproponeva come vincente, dall’altra, un pilota come Vettel, sensibile come persona, ansioso e forse troppo irruento tecnicamente in alcuni frangenti. Due comportamenti opposti che hanno fatto fatica a reggere la “convivenza”.

La solidità mentale di Hamilton è stata determinante al fine della vittoria, poichè nonostante non abbia corso con la migliore Mercedes dell’ultimo millennio, ha saputo essere coerente con il personaggio stesso che si è creato: forte, spavaldo, temerario e persino sbruffone (vedi Austin), come l’anima pilota che racchiude dentro sè.

Vettel ha pagato insicurezze tecniche, guasti meccanici, errori manageriali ma più di tutto la sua fragilità emotiva. D’altronde basta guardarlo negli occhi per capire che è un trentenne limpido, puro, senza troppi grilli per la testa, un tedesco atipico quasi. Hamilton sembrerebbe una tigre a confronto: eccentrico, al centro del gossip sportivo, ostentatore.

E se paragoniamo le scuderie, con tutto il rispetto dovuto alla Ferrari, non c’è paragone tra chi, la pista l’ha vissuta in prima persona, come Toto Wolff, attuale Manager Mercedes, 2 volte campione di Gran Turismo, e Maurizio Arrivabene, ex dirigente dell’azienda Ferrari, in qualità di executive sponsor…

Congratulazioni alla Mercedes AMG, a Lewis Hamilton, a tutto il team tedesco per il risultato raggiunto, auspichiamo che l’anno prossimo la Rossa possa tornare ai fasti di un tempo, che cominciano seriamente, ad essere troppo lontani dai risultati raccolti nelle ultime annate.

Comunque vada, keep pushing Ferrari!

 

 

 

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