giovedì 15 novembre 2018

Uno scugnizzo ‘ncopp’ o munno: Fabio Cannavaro.

Indossare la maglia della propria nazionale è il sogno che qualsiasi calciatore professionista vorrebbe realizzare. Tra i prescelti, in pochissimi possono affermare di aver ricoperto il ruolo di capitano, il più grande tra gli onori. In questa rubrica vi raccontiamo come hanno contribuito a scrivere la storia del nostro calcio i dieci grandi azzurri che per il maggior numero di volte sono scesi in campo portando al braccio la fascia di capitano della nazionale italiana.

Può un giovane napoletano di 176 cm, di professione difensore, ritagliarsi un ruolo da protagonista nello stesso campionato di Maldini e Nesta, di Ronaldo e Zidane, di Totti e Del Piero? Certo che può, se si chiama Fabio Cannavaro. Non si fermerà però ai confini italiani, il ragazzo nato nel rione napoletano La Loggetta, che passo dopo passo vivrà una delle carriere più incredibili del calcio, e forse dello sport azzurro.

Per quasi un ventennio Fabio Cannavaro è stato uno dei principali volti del calcio nostrano: con le maglie di Napoli, Parma, Inter, Juventus e Real Madrid infatti, si è imposto come uno dei difensori più completi del mondo, massima espressione della difesa Italiana, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del duemila. Di pari passo è andata anche la sua carriera in Nazionale, di cui ha fatto parte per 13 anni consecutivi, collezionando in totale di 136 presenze, di cui addirittura 79 da capitano, che ne fanno il recordman assoluto della compagine azzurra, a pari merito con l’immarcescibile Gigi Buffon (che però lo supera per presenze complessive).

Fabio Cannavaro ai tempi del Parma (www.corriere.it)

È proprio con la maglia azzurra che il nostro protagonista scriverà le pagine migliori della sua carriera, regalando la gioia più bella a tutti i tifosi italiani, ovvero l’indimenticabile cavalcata mondiale del 2006. Tuttavia, quel glorioso epilogo è l’atto finale di un percorso per nulla semplice, viste le numerose delusioni che l’Italia del pallone, con Cannavaro in campo, ha patito a cavallo tra i due millenni.

La prima grande competizione internazionale di Fabio Cannavaro con la divisa azzurra è infatti la sfortunatissima edizione dei Mondiali del 1998, dove un’Italia fortissima fu eliminata ai quarti solamente ai rigori dai padroni di casa della Francia, poi futuri vincitori. Molto significativa è però la partita degli ottavi di finale tra Italia e Norvegia; gli scandinavi son tutt’altro che da buttare, freschi di successo contro il Brasile campione in carica. Il pericolo numero uno si chiama Tore Andre Flo, gigantesco centravanti del Chelsea, pressochè imbattibile sulle palle alte. A chi ne affiderà il CT Maldini la marcatura? Ovviamente al più basso in campo, lo scugnizzo di 176 cm che come da copione annulla il numero 9 norvegese. Sarà poi un goal di Bobone Vieri a mandare l’Italia ai quarti: la “spanna” di Roberto Baggio e la traversa di Gigi Di Biagio però ci condanneranno, ma l’Italia capisce che c’è un altro leader difensivo su cui costruire un futuro luminoso.

L’appuntamento successivo sono gli Europei di Belgio Olanda del 2000, dove la Nazionale guidata da Dino Zoff arriva fino alla semifinale con un cammino immacolato, frutto di 4 vittorie consecutive contro Turchia, Belgio, Svezia e Romania. Ancora una volta, l’avversario da battere gioca in casa, e l’Olanda di Bergkamp, Davids e Overmars è tutt’altro che malleabile. Se addizioniamo poi l’espulsione di Zambrotta ecco che l’impresa diventa quasi disperata. La diga creata però da Cannavaro, Maldini, Nesta e soprattutto un Toldo in stato di grazia reggerà fino ai calci di rigore, dove gli azzurri avranno la meglio. Un’altra impresa che però non porta ad alcun titolo, perché in finale verremo ancora una volta beffati dai cugini francesi, questa volta per un golden goal.

Malgrado queste imprese solo sfiorate, Cannavaro è diventato ormai un difensore di livello mondiale, leader indiscusso del Parma dei miracoli e colonna portante della Nazionale, passata ora nelle mani del Trap. Anche nel quadriennio trapattoniano però, le soddisfazioni sono davvero poche: Byron Moreno ed il biscottone scandinavo condannano l’Italia ad abbandonare prematuramente i Mondiali del 2002 e gli Europei 2004. Qualcosa di nuovo però succede: con l’addio di Maldini, la fascia da capitano passa proprio a Fabio Cannavaro, secondo in graduatoria a livello di presenze e sempre più leader in campo. È su di lui che l’uomo del destino, Marcello Lippi, fonderà la nuova Nazionale, che però inizia il nuovo percorso come peggio non potrebbe: 0-2 contro la modestissima Islanda (lontana parente della squadra che oggi sta incantando mezza Europa) e sconfitta 1-0 contro la Slovenia nella prima giornata di qualificazione al Mondiale tedesco; ma sarà l’ultima: da lì inizia un cammino incredibile di partite senza sconfitte, che dà morale ad un calcio italiano lacerato dallo scandalo Calciopoli. Anche in questo caso si vede la grandezza del campione: tutti uniti sotto la sua ala e quella di mister Lippi, tutti uniti per un unico grande obbiettivo, per dimostrare che l’Italia del calcio ha ancora un’anima e che i tifosi Italiani hanno una Nazionale di cui poter andare fieri.

Gli effetti si vedono da subito, con gli azzurri in grande spolvero che vincono senza troppe difficoltà il gironcino, ma perdono per infortunio subito Alessandro Nesta. I veri problemi iniziano agli ottavi di finale, contro un’Australia agguerritissima e forte della superiorità numerica data dal rosso sventolato in faccia al compagno di reparto di Cannavaro, ossia Marco Materazzi. Anche qui il Capitano non si scompone: senza le prime scelte difensive, aiuta un giovane Andrea Barzagli ad inserirsi in un contesto non esattamente accomodante, alzando ancora una volta un muro invalicabile per i Canguri, fino al rigore decisivo di Totti che ci manda direttamente ai quarti contro l’Ucraina. Memorabile sarà un’intervista dello stesso Barzagli, dove dichiarerà la frase con cui il Capitano ha accolto in campo lo stesso difensore del Palermo: “Dai che ci divertiamo!”.

Il giorno seguente però, il ritiro azzurro è sconvolto dalla tragedia di Gianluca Pessotto ed il suo tentato suicidio: Cannavaro abbandona in diretta la conferenza stampa e vola a Torino con gli altri compagni Juventini, per riabbracciare il loro vecchio amico e la sua famiglia, in un momento di profondo dolore.

Sarà un ulteriore motivazione per Fabio e compagni, che però ai quarti di finale affronteranno un’Ucraina compatta e scorbutica: la sblocca subito Zambrotta, ma Shevchenko e compagni hanno qualità e grinta da vendere, e fanno passare agli azzurri un pessimo quarto d’ora; anche stavolta però la diga azzurra regge, perché nel momento più difficile proprio Cannavaro e i miracoli di Gigi Buffon tengono a galla l’Italia, che poi dilagherà con la doppietta di Luca Toni.

Il ritorno al goal del bomber principe della Nazionale non può che rinfrancare i ragazzi di Lippi, che ora devono affrontare forse la sfida più importante della loro vita sportiva: la semifinale contro i tedeschi, a casa loro, nella loro tana di Dortmund dove non hanno mai perso. Sarà una partita al limite dell’umana comprensione, dove due squadre rivali da sempre giocano una partita a viso aperto, meravigliosa e carica di tensione. 90 minuti non saranno sufficienti a decretare la finalista, e si andrà, ancora una volta ai tempi supplementari. Dalle parole dei protagonisti si intuisce come la fatica si facesse sentire in modo particolare, tant’è vero che lo stesso Cannavaro si aspettava un cambio “conservativo” da parte del CT, che poi chiarirà: “Voi non vi vedevate, ma nessuno sarebbe riuscito a farvi goal”. Entreranno infatti Gilardino, Iaquinta e Del Piero, con tanti saluti al catenaccio italiano che per anni ci ha perseguitato. La storia darà ragione ancora una volta a Lippi: il miracolo di Fabio Grosso la pennellata di Del Piero ci mandano direttamente a Berlino. Indimenticabile è l’avvio del contropiede che porterà al secondo goal, con Cannavaro che annichilisce letteralmente Klose prima e Podolski poi. La voce di Fabio Caressa in totale trance agonistica renderà immortale il minuto 120 di quel match:

“Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski…Cannavaro! Via il contropiede per Totti…”

Italia-Germania (www.ilsussidiario.net)

La finale del 9 luglio è la grande occasione di rivincita per Cannavaro, uno dei pochissimi insieme a Del Piero ad esser stati in campo negli amarissimi epiloghi di France 98 e di EURO2000; di fronte infatti ci sono, ancora una volta, i francesi. Sarà una partita leggermente sottotono rispetto al match coi tedeschi dal punto di vista emozionale, ma caratterizzata ancora una volta da una prova difensiva maiuscola degli azzurri, con Materazzi e Cannavaro a far la guardia ad Henry e Zidane, all’ultima partita di una carriera irripetibile. Il rigore di Zidane, la capocciata di Materazzi, un goal annullato a Toni e la famigerata testata proprio di Zizou ancora a Materazzi scandiranno i 120 minuti di gioco, giocati in sostanziale equilibrio tra le due compagini.

Saranno ancora una volta i calci di rigore a decidere le sorti degli azzurri: dopo le 3 delusioni mondiali degli anni ’90, stavolta la traversa di Trezeguet ed la solita magia di Fabio Grosso regalano la quarta coppa agli azzurri. L’immagine cult di questa è sicuramente l’abbraccio interminabile di un quasi incredulo Andrea Pirlo ad un’immobile Cannavaro, che non muove ciglia durante tutta la lotteria, neanche fosse stato scolpito da Fidia in persona.

Come capitano, sarà ovviamente Cannavaro ad alzare la Coppa nel cielo di Berlino, regalando la gioia più bella nella storia recente del calcio italiano e scrivendo il suo nome accanto a quelli di Giampiero Combi, Giuseppe Meazza e Dino Zoff, gli altri capitani azzurri a cui è toccato questo privilegio.

Le sensazionali prestazioni di Fabio Cannavaro gli varranno il riconoscimento del Fifa World Player e addirittura il Pallone D’Oro, quinto del calcio italiano (dopo Sivori, Rivera, Paolo Rossi e Roberto Baggio) e terzo per un difensore, dopo Franz Beckenbauer e Matthias Sammer.

Le altalenanti prestazioni azzurre all’Europeo 2008 e al Mondiale 2010 non potranno mai intaccare il ricordo indelebile di questo meraviglioso difensore, che nell’immaginario collettivo di ogni tifoso di almeno 18 anni, sarà per sempre visto come il condottiero dell’impresa più bella del calcio italiano: perché vincere è sempre bello, ma farlo a casa dei tedeschi è ancora meglio!

Grazie Fabio!

Marco Ordinanovich

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