Football Stories – Come il diavolo finì all’inferno

Nuovo anno, nuova rubrica. Per questa stagione ormai entrata nel vivo abbiamo deciso di raccontare cosa accade fuori dal campo di calcio, le storie di allenatori, calciatori e società con un unico denominatore comune, l’italianità. Si parte con il declino di una delle squadre più rappresentative del nostro campionato, l’A.C. Milan

Per chi scrive, tifoso rossonero fin da quando ne ha memoria, è difficile raccontare certe cose, perchè la lucidità alle volte paga il prezzo dell’emozione. La situazione tuttavia, proprio perchè particolare, merita di essere analizzata. 7 maggio 2011. Il Milan di Massimiliano Allegri pareggia con la Roma all’Olimpico e si laurea campione d’Italia per la diciottesima volta, dopo un testa a testa con l’eterna rivale nerazzurra. Una squadra formata da tanti campioni giovani e di esperienza, un pensiero che sfiora l’immaginazione del tifoso medio: “perchè ora non puntare alla Champions?” Quello che il tifoso medio non può immaginare è che questa data segna l’inizio della fine dei sogni di alta classifica nazionali ed europei, in un abisso di gioco e risultati del quale non si vede ancora la fine.

I numeri di lì in poi sono impietosi. Nonostante il club rossonero sia al quinto posto per gli investimenti fatti nel decennio 2010-2019 (saldo acquisti-cessioni negativo per oltre 420 milioni di euro, dietro solo a corazzate europee come Manchester United, Psg, Barcellona e Manchester City) il palmarès parla di solo due supercoppe italiane vinte e incastonate in bacheca ed un piazzamento in campionato che oscilla tra il secondo posto del 2011/2012 ed il decimo del 2014/2015, punto più basso dello sprofondo rossonero con una media di 1,37 punti a partita.

Tutti sotto processo a partire dai giocatori, i quali hanno dimenticato il prestigio della squadra in cui giocano e che alcune bandiere negli anni addietro avevano contribuito a ricordare (trumatici gli addii dei senatori come Gattuso, Seedorf, Zambrotta, Pirlo ecc.., probabilmente avvenuti troppo repentinamente per l’ansia di un cambio generazionale) anche se, ad onor del vero, sono sempre stati poco aiutati da un mercato che negli ultimi anni ha visto partire pezzi da novanta (ricorderanno tutti la famosa doppia cessione Ibrahimovic-Thiago Silva al Psg) per dei ricambi quanto meno discutibili (in una lista che a voler completare servirebbero due pagine ma che riassumiamo nei vari Traorè, Constant, Mesbah, Bertolacci, Zaccardo, Essien). Simbolica in questo senso la ormai famigerata maledizione del numero nove: da Torres a Piatek, passando per Higuain e Andrè Silva sembra sia diventato un rebus trovare qualcuno che possa portare sulle spalle il peso della maglia che un tempo fu di Pippo Inzaghi.

Il duo Fassone-Mirabelli con Andrè Silva (Tuttosport)

Capitolo società: anche qui le attenuanti non mancano, sono partiti negli anni molti dei dirigenti che hanno reso grande il Milan negli anni d’oro (due su tutti Ariedo Braida in direzione Barcellona e Adriano Galliani in direzione Monza). Il vero disastro dirigenziale (perchè non si vogliono addossare colpe al duo Maldini-Boban, giovane e con prospettive di crescita e volendo tralasciare la parentesi delle “cose formali” targata Fassone-Mirabelli) è stato a livello di proprietà, transitata nel giro di tre anni da un presidente un tempo appassionato ma negli ultimi anni disinteressato come Berlusconi ad un fantomatico proprietario cinese fino al fondo speculativo Elliot al quale, diciamolo pure, i risultati non economici interessano ben poco, che si è compiuta la vera catastrofe.

Chiudiamo in bellezza con un capitolo che ci porta alla stretta attualità, ovvero quello riguardante l’allenatore. Dal 2013, anno dell’esonero di Allegri, sono ben otto i tecnici che si sono succeduti sulla panchina rossonera, tra esperimenti positivi (Seedorf) e disastri conclamati (Montella) fino ad arrivare alla cronaca sportiva di questi giorni, con Marco Giampaolo prossima vittima sacrificale sull’altare di una società che, da alcuni anni a questa parte, non sa più che pesci pigliare. La speranza dei tifosi è quella di una svolta tecnica e dirigenziale, che questa volta porti davvero ad una ripartenza dopo l’ennesimo anno zero. non c’è più tempo da perdere, il Milan non può più aspettare.

di Matteo Moglia