Football Stories | Cose turche ad Euro 2020. Quando lo sport diventa politico.

Secondo appuntamento con la rubrica di NazionalidItalia.it dedicata alle storie che attraversano a 360° il mondo degli sportivi del Belpaese. Questa settimana trattiamo un argomento delicato, che ha fatto scalpore nel nostro campionato come in Europa, ma anche nel Nuovo Continente.

Uscire dal campo è sempre difficile, specie se non si tratta di tornare negli spogliatoi a fine partita. In questo caso si esce del tutto da quello che è il mondo del gioco o dello sport, per entrare in altri scenari che con lo sport hanno ben poco a che fare.

Il caso si apre venerdì 11 ottobre. Minuto 90 di Turchia-Albania, valida per le qualificazioni ad Euro 2020. La nazionale padrona di casa segna l’1-0 e i giocatori si mettono in riga davanti al pubblico per esultare. In quell’esultanza qualcosa non torna; i giocatori, infatti, rivolgono un saluto militare verso la tribuna. Subito alle persone che assistono al gesto allo stadio o davanti ad un televisore balza alla mente il significato che quel gesto può avere: un riferimento e un sostegno all’attacco che in questi giorni il premier turco Erdogan sta portando contro il popolo dei Curdi.

Lo sdegno è unanime. Dalla UEFA alle istituzioni europee si condanna con forza il gesto. Anche in Italia la polemica si accende fortissima, soprattutto sui canali social, molto spesso frequentati dai calciatori italiani, anche da quelli incriminati. Parliamo dello juventino Demiral e del milanista Calhanoglu, supportati sui social anche dal romanista Under, oggetto di attacchi anche piuttosto pesanti da parte dei rispettivi tifosi, unanimi nel chiedere che questi giocatori non vedano più il campo.

Il tweet incriminato di Under (Twitter)

Lunedì 14 ottobre. Francia-Turchia è ferma sull’1-0 a favore dei padroni di casa, ma al minuto 81 gli ospiti pareggiano e si assiste allo stesso spettacolo di tre giorni prima. Identico anche il copione successivo di polemiche e dibattiti. Vi è tuttavia anche chi invita a riflettere sulle motivazioni nascoste che stanno dietro a questa scelta. Per capire meglio dobbiamo spostarci oltreoceano, più precisamente negli U.S.A. e in N.B.A., dove Enes Kanter milita nei Boston Celtics. Turco di nascita, questo cestista è noto oltre che per le sue giocate sul campo anche per la sua lotta contro Erdogan. Ciò gli è costato la richiesta di estradizione da parte del governo turco, che vuole processarlo per crimini contro lo stato, oltre a numerose minacce di morte e l’arresto dei familiari. Tutti questi elementi danno certamente un taglio diverso alla questione: chi può dire cosa accadrebbe ai giocatori della nazionale di calcio se si rifiutassero di fare quel saluto? E quali sarebbero le conseguenze per le loro famiglie? Anche nel nostro paese c’è chi invita a riflettere prima di iniziare con le polemiche, come l’ex tennista Adriano Panatta, che ha recentemente commentato che le persone che giudicano dall’esterno “non sanno a quale tipo di pressione siano sottoposti i calciatori”.

Il tweet pubblicato pochi giorni fa da Enes Kanter (Twitter)

Tutto questo ovviamente non deve risultare come una scusante o una giustificazione del gesto, ma solo portare a riflettere sulle motivazioni che ad esso hanno portato. Nel frattempo si spera di tornare al calcio giocato, e che la nazionale turca faccia parlare di se solamente per le belle prestazioni ad Euro 2020.

di Matteo Moglia

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