giovedì 15 novembre 2018

FRATELLI D’EUROPA | LA VENDETTA DI MOU. IL GRAFFIO DI ICARDI. INSIGNE BATTE GIGI. PELLEGRINI DECISIVO.

JUVENTUS-MANCHESTER UNITED 1-2

Nemmeno il più fantasioso sceneggiatore cinematografico sarebbe stato in grado di scrivere un finale tanto drammatico e sorprendente per la sfida dell’Allianz Stadium. Ancora una volta, a prendersi la scena, è lo Special One. Josè Mourinho, come una fenice, risorge dalle sue ceneri, spazza via le critiche degli addetti ai lavori che da tempo lo davano per morto, e mette in scena la più diabolica delle vendette contro quel pubblico che per 180 minuti lo ha riempito di insulti per il suo passato nerazzurro. E’ una Juve double face, che domina la partita e non rischia praticamente nulla fino all’ultimo quarto d’ora. La prodezza al volo di Ronaldo, nella stessa porta in cui mise a segno la storica rovesciata, è il modo migliore per sbloccarsi in Champions con la maglia bianconera. A quel punto la Juventus mette nuovamente in luce quel difetto che ha già lasciato intravedere nei match di campionato: dopo essere passata in vantaggio, la squadra di Allegri non riesce a dare il colpo di grazia agli avversari. Stavolta càpitano sui piedi di Pjanic e Cuadrado due clamorose occasioni per chiudere definitivamente il match ed un discorso qualificazione che, nonostante tutto, è già in tasca. In Champions, la musica è ben diversa, e se non capitalizzi le occasioni ghiotte, ecco che la regola del gol sbagliato=gol subito, puntualmente, ti punisce. Dopo il momentaneo pareggio di Mata su punizione dal limite, la prima sconfitta stagionale per gli uomini di Allegri si concretizza nel momento in cui Alex Sandro spinge involontariamente il pallone di testa nella propria porta. Certo, la sfortuna ci ha messo del suo, considerati anche i due legni colpiti da Khedira e Dybala. Ha vinto ancora una volta lui, l’odiato tecnico portoghese. Stavolta non è ricorso al gesto delle tre dita, per rievocare il glorioso triplete nerazzurro. Stavolta ha incassato fischi e insulti, ha atteso in silenzio, ha trasmesso alla sua squadra la sua sete di vendetta, e a fine partita è entrato in campo per stuzzicare polemicamente i tifosi con il gesto dell’orecchio. Allegri, nel post gara, ha detto che questa sconfitta è giunta nella partita meno importante. Può darsi, ma certamente sarà un modo per migliorare sulla finalizzazione, perchè è pur vero che non si possono vincere tutte le partite 3-0, ma non si può nemmeno rischiare di buttarle via in questo modo.

L’esultanza polemica di Mourinho (via Instagram)

 

INTER-BARCELLONA 1-1

L’ha ripresa Mauro Icardi. Il capitano nerazzurro, ancora una volta, si prende sulle spalle la sua Inter e sigla la rete del pareggio nerazzurro a tre minuti dalla fine, quando ormai la vittoria sembrava indirizzata verso la Catalogna. Quella di Luciano Spalletti è un’Inter che non muore mai. Non sappiamo fin dove potrà arrivare in questa competizione, ma la prestazione di San Siro ha dimostrato nuovamente come finalmente lo spirito di squadra sia centrale in questo gruppo. Quando affronti i blaugrana, sai già a cosa vai incontro. La squadra di Valverde (già agli ottavi grazie a questo pareggio), domina in lungo e in largo anche senza Messi, fa possesso palla, ti ubriaca con tocchi veloci e precisi e riconquista il pallino del gioco in un batter d’occhio, lasciandoti pochissime occasioni. La fortuna dell’Inter è proprio lì davanti, dove c’è Maurito che in partite come queste tocca pochi palloni ed è utile fino a un certo punto, ma che al momento giusto non delude mai. E’ questa la forza di Icardi, che viene spesso criticato per il poco aiuto concesso ai compagni in fase di impostazione, ma sa sempre farsi perdonare. Già, ciò che conta è metterla dentro, in ogni modo. Ma come in Holly e Benji, dietro un grande attaccante c’è un portiere decisivo in più occasioni. Handanovic è fenomenale, erige un muro che viene infranto soltanto dopo 83 minuti, quando Coutinho si libera con una magia a centrocampo e dà il via all’azione che porta al gol del subentrato Malcom, oggetto misterioso di questa prima parte di stagione (appena 25 minuti dall’inizio di staigione), e al centro di una clamorosa trattativa con la Roma saltata la scorsa estate. L’orgoglio dei nerazzurri è tale da ribaltare la situazione per l’ennesima volta in queste prime uscite europee. Il neo-entrato Lautaro Martinez lavora un pallone delizioso al limite dell’area, mette in mezzo per Vecino (il suo zampino c’è sempre). La palla carambola sui piedi del capitano che la difende con le unghie e con i denti, prima di scaricarla sotto le gambe di Ter Stegen. Appuntamento a Wemblew per chiudere i conti in casa del Tottenham.

L'esultanza di Icardi dopo il pareggio (via Instagram)

 

NAPOLI-PARIS SAINT GERMAIN 1-1

Unica squadra italiana ancora imbattuta in Champions League, il Napoli pareggia al San Paolo contro il Psg in una partita amarcord dove si rivedono vecchie conoscenze. El Matador Cavani viene accolto dagli applausi del pubblico partenopeo che continua a sognare un suo ritorno nello stadio che l’ha reso grande. L’uruguagio parte dalla panchina e subentrerà nel secondo tempo senza graffiare. Il Napoli in versione europea difficilmente ha sbagliato questi big match al San Paolo negli ultimi anni. Il segreto è sempre stato quello: l’urlo “The Champions” dei 50mila che fanno tremare la terra e trasmettono l’energia ad una squadra che ha voglia di confermarsi stabilmente come una realtà del calcio europeo. L’atteggiamento infatti è quello di una grande squadra, ordinata e guardinga, in attesa di fronteggiare le pericolose incursioni di Neymar e Mbappé. Ed è proprio il francese, agli sgoccioli del recupero del primo tempo, a creare scompiglio sulla sinistra prima di pescare Bernat lasciato completamente solo in area. I parigini passano in vantaggio e non mancano le proteste partenopee per il gol giunto a tempo scaduto. La reazione del Napoli è da manuale del calcio: sono cinque le occasioni clamorose che non vengono concretizzate anche per merito di un’altra vecchia conoscenza del pubblico del San Paolo: la bandiera dei rivali di sempre, Gianluigi Buffon. Il portierone campione del mondo ha voglia di dimostrare di essere ancora il numero 1, al suo ritorno in Champions dopo la squalifica post Madrid. Gigione non può nulla però quando atterra Callejon inseritosi dopo la clamorosa svirgolata di Callejon. Sul dischetto, Lorenzo Insigne batte il suo ex capitano in Nazionale e ristabilisce la parità che resisterà fino alla fine. Il talento napoletano segna consecutivamente da cinque partite interne in Champions League e realizza così il record della striscia di gol più lunga di sempre nella storia del Napoli europeo. Ancelotti a settembre avrebbe certamente firmato per arrivare imbattuto a questo punto, dopo quattro partite. La situazione nel girone è equilibratissima, per via della clamorosa sconfitta dei Reds in casa della Stella Rossa. Le quattro squadre sono racchiuse in soli due punti. Il Napoli è primo insieme al Liverpool, ed è in vantaggio per ora grazie allo scontro diretto. La quinta partita sarà ancora al San Paolo contro la Stella Rossa. L’occasione è ghiotta e non va sprecata come all’andata.

 

CSKA MOSCA-ROMA 1-2

La Roma è a un passo dagli ottavi di finale, grazie alla sofferta vittoria in casa del CSKA Mosca. Nelle ultime due giornate basterà un ultimo sforzo contro il Real all’Olimpico e in casa del Viktoria Plzen. Continua il momento altalentante per la squadra di Di Francesco che in Europa (tralasciando il 3-0 subìto al Bernabeu alla prima giornata) ha finora inanellato 3 vittorie consecutive, e naviga a gonfie vele verso la qualificazione. Non può non sorprendere la differenza tra questa Roma e quella vista finora in campionato, distante già 15 punti dalla vetta. Per i giallorossi è giunto il momento di trasmettere questa cattiveria agonistica anche nelle partite al di qua del confine. Dopo soli 4 minuti, Manolas torna al gol in Champions League ancora una volta con un colpo di testa sugli sviluppi di un corner (complice l’uscita a vuoto di Akinfeev), riportando la memoria dei tifosi giallorossi a quella notte magica dello scorso aprile, nella quale il greco completò la remuntada ai danni del Barcellona. La Roma si chiude in attesa degli avversari ma alla mezz’ora Florenzi riceve un filtrante da uno scatenato Kluivert e ha l’occasione per raddoppiare. Sembra tutto fatto, ma il capitano inciampa sul più bello. Niente da fare. Dopo soli 5 minuti della ripresa, Ahmetov regala palla al diciannovenne Sigurdsson che di destro batte Olsen. Il CSKA resta in dieci uomini per doppia ammonizione di Magnusson. E’ qui che la Roma ritrova la giusta carica e la convinzione di poter andare a vincere in quello stadio in cui, appena un mese fa, è caduto persino il Real Madrid. Ed ecco che dopo l’assist sul primo gol, Lorenzo Pellegrini al limite del fuorigioco, sfrutta un tiro sbagliato di Cristante e riporta in vantaggio la Roma di sinistro. La sensazione è che il giovane centrocampista romano, fortemente voluto da Di Francesco dopo l’esperienza comune al Sassuolo, sia l’uomo in più della Roma di questa prima parte di stagione, con i suoi gol decisivi (vedi il gol di tacco nel derby di qualche settimana fa). I giallorossi hanno qualche altra occasione per portarsi sul 3-1, ma finisce così, con una vittoria fortemente voluta. Chissà se riusciranno a trovare la giusta continuità anche in Serie A.

 

 

di Pasquale Clemente

 

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