La settimana della verità: Italia-Svezia da dentro o fuori.

Al via la settimana più delicata del 2017. Doppia sfida alla Svezia, il 10 a Solna, il 13 a Milano. Ci giochiamo il Mondiale.

Non siamo abituati a tutto questo.
Ogni quattro anni partecipiamo al Mondiale, punto. Niente da aggiungere. Anzi, quando la magia finisce, sopraggiunge la disperazione: davvero dobbiamo attendere altri 4 anni? 48 mesi? 209 settimane? 1462 giorni?
A rendere meno amara l’attesa, c’è l’Europeo. Intenso e sentito, eccome, ma imparagonabile. No, non è la stessa cosa. Poi gli anni, i mesi, le settimane e i giorni passano, e si comincia a respirare di nuovo quell’atmosfera da evento globale.
Ma se dovessimo raddoppiare queste cifre e aspettare non più 4, ma 8 anni? I giorni, a quel punto, diverrebbero davvero troppi: 2924. Non esiste.

Eppure, c’è questa possibilità, è lì, concreta. E non nascondiamo la nostra paura, non troppo, almeno. I 70.000 biglietti venduti per il match di San Siro ne sono la dimostrazione: serve l’apporto di tutti. Dobbiamo spingerla anche noi la palla in rete.

La “Friends Arena” di Solna, che ospiterà il match di andata

C’è fiducia, ci mancherebbe. Da una parte la nostra BBBC riunita, De Rossi, Verratti, Immobile e Belotti. Dall’altra Helander, Krafth e Rohden, per citare gli svedesi in serie A. Insomma, dati alla mano non ci dovremmo preoccupare così tanto.
E poi c’è il passato: 4 mondiali vinti a 0, 18 partecipazioni a 11. Loro le ultime due Coppe del Mondo non le hanno giocate, noi ci siamo sempre stati dal 1958. Già, il 1958, l’anno in cui la organizzarono loro la kermesse. Arrivarono in finale e persero contro il Brasile, che aggiunse la prima di tante stelle al petto.

Il logo del Mondiale del 1958

Ma la storia non scende in campo” e ha ragione a sottolinearlo Jan Andersson, CT scandinavo, che sa bene servirà un’impresa, ma sa anche che se a giocarsi i playoff ci sono i suoi ragazzi e non gli oranje dei vari Robben, Strootman e Depay, un motivo ci sarà.

Il calcio moderno è anche questo: Italia agli spareggi, Islanda qualificata direttamente. E allora anche noi dobbiamo abituarci a sporcarci un pò di più le mani. Se le sporcò monsieur Thierry Henry ai playoff del 2009: pallone controllato con la mano e rete del pareggio. Francia in Sudafrica, Irlanda a casa. A ripensarci, povero Trap.

L’ormai celebre fallo di mano di Henry, che, però, fruttò 5 milioni di euro a titolo di risarcimento danni all’Irlanda

Non vogliamo nemmeno immaginarcela, dunque, la catastrofe. E’ vero, non scende in campo la storia. Non ci saranno le prodezze di Paolo Rossi dell’82, i gol di Schillaci a Italia ’90, gli anticipi di Cannavaro al mondiale del 2006. Ma ci sono gli azzurri, quelli che nei momenti di difficoltà sanno ancora stupire, quelli che vengono sempre sottovalutati e poi chissà. Perché siamo bravi a complicarci la vita, ma siamo anche bravi ad uscirne.
Forse, in fondo, non è vero che non siamo poi così abituati.

 

Nicola Zovi

Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Consegue nel 2012 la maturità classica. Nel 2018 è Dottore in Giurisprudenza. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.