martedì 18 settembre 2018
#SELFIEMONDIALE
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La sottrazione della gioia. Siamo fuori.

All’Italia non riesce la rimonta. A San Siro è 0-0. 

Il calcio è di tutti, ma oggi non è degli italiani. Russia 2018 non ci appartiene, è roba d’altri. Forse non ci è mai appartenuta, ma non ce ne siamo mai resi conto.
Le avvisaglie c’erano state, e neanche troppo velate. Certo che il trionfo di Berlino ci è costato carissimo. Il Sudafrica una Caporetto, così come il Brasile. Sbagliato pensare che l’inizio della fine fosse il Bernabeu. Sbagliatissimo.

Chissà cosa dirà il cittì, se ancora così si può chiamare. Non solo la sua, di testa, dovrà saltare, ma anche quella di tanti altri che hanno contribuito al formarsi dell’incubo. Per ora non ci mette la faccia, ma prima o poi lo farà.
Ci ha messo la faccia, e con essa le lacrime, Gianluigi Buffon. Struggente. Ha pianto lui, abbiamo pianto noi. Dirgli addio è solo uno dei mille drammi di questa maledetta notte.

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Oggi guardare avanti è difficile. Impossibile. Non ne abbiamo voglia. Più semplice guardare indietro. Magari si potesse tornare indietro. Al gol di Materazzi? Al rigore di Grosso? No, prima ancora. Prima di Calciopoli, magari, e di tutte quelle schifezze che hanno contaminato il nostro gioco. Certamente non avremmo mai sentito pronunciare blasfemie della portata di opti poba.

Mettiamo per un attimo da parte gli incredibili danni economici della disfatta e concentriamoci sull’aspetto più rilevante del dramma: cos’è un Mondiale. Tutti lo sappiamo, qualcosa di bellissimo. E come tutte le cose belle è più facile viverlo che spiegarlo. Ecco, non lo vivremo.

ANSA/MATTEO BAZZI

E forse, se dei 27 tiri di questa sera ne fossero entrati due in porta, le cose non sarebbero poi così cambiate. Avremmo prolungato l’agonia, e ci saremmo messi 60 milioni (x2) di fette di prosciutto sopra gli occhi. Uno shock quello di questo dannato 13 novembre, che deve avere delle conseguenze. E devono essere pesanti.

Un fallimento, dunque. Ma ora basta, davvero. Ripartiamo. Abbiamo bisogno del nostro gioco. Questa sera ci è stato sottratto.

 

Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Consegue nel 2012 la maturità classica. Nel 2018 è Dottore in Giurisprudenza. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

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