lunedì 22 ottobre 2018

Le tre Olimpiadi del Figlio di Dio

Indossare la maglia della propria nazionale è il sogno che qualsiasi calciatore professionista vorrebbe realizzare. Tra i prescelti, in pochissimi possono affermare di aver ricoperto il ruolo di capitano, il più grande tra gli onori. In questa rubrica vi raccontiamo come hanno contribuito a scrivere la storia del nostro calcio i dieci grandi azzurri che per il maggior numero di volte sono scesi in campo portando al braccio la fascia di capitano della nazionale italiana.

Se oggi il più importante e prestigioso torneo internazionale di calcio per nazionali è il Mondiale, un secolo fa certamente non era così. Per quale motivo? Semplice, la Coppa del Mondo non era ancora stata inventata. Esistevano, però, le Olimpiadi, e fu il 1912 il battesimo di fuoco per la nostra nazionale, che si apprestava a parteciparvi per la prima volta nella sua neonata storia, considerando che era stata fondata soltanto due anni prima, nel 1910. Uno dei primissimi calciatori che si vide cingere al braccio la prestigiosa fascia della nazionale italiana fu un campione straordinario che ha scritto la storia del Milan e del Genoa, ma che nello specifico si va a collocare al nono posto della nostra speciale classifica, avendo vestito la maglia azzurra per 43 volte e avendo ricoperto il ruolo più onorevole, quello di capitano, per ben 26 di queste: Renzo De Vecchi, il “figlio di Dio”.

Classe 1894, De Vecchi venne schierato appena quindicenne dal Milan per tutto il corso della stagione 1909-1910. L’appellativo “figlio di Dio” gli venne attribuito proprio dai tifosi rossoneri, che scorsero fin da subito le innate qualità di quel ragazzino dal fisico non certamente eccezionale, ma che sulla fascia sinistra ricopriva il ruolo di terzino come ancora nessuna aveva mai fatto. E De Vecchi, già nel 1912, venne convocato per rappresentare il proprio paese al primo torneo di calcio internazionale che vide partecipare anche l’Italia, l’Olimpiade del 1912. La V olimpiade si sarebbe disputata a Stoccolma, in Svezia, paese che si dimostrò straordinariamente organizzato e all’avanguardia anche in virtù dei plurimi meriti sportivi conquistati negli anni immediatamente precedenti. Al torneo di calcio parteciparono undici squadre, tra le quali, appunto, l’Italia, che al primo turno pescò la Finlandia, avversario sulla carta abbordabile, ma che di fatto si dimostrò molto più scorbutico del previsto. Otto dei quattordici calciatori convocati per il torneo non avevano nemmeno mai vestito la casacca della nazionale, e questo fu dovuto ai permessi militari non concessi ad alcuni tra i giocatori di maggiore spessore, i quali si trovavano al tempo sotto le armi. Le premesse non erano delle migliori, i punti di riferimento veramente pochi. Uno di questi, però, era senza dubbio De Vecchi, ancora giovanissimo al tempo, ma straordinariamente talentuoso. Come premesso, la Finlandia fu il primo avversario affrontato da De Vecchi al torneo. La formula era quella dell’eliminazione diretta, one shot. Non finì bene per i nostri. Arrivati a Stoccolma soltanto ventidue ore prima del fischio d’inizio, la nazionale allenata dal leggendario Vittorio Pozzo, soltanto agli esordi sulla panchina azzurra, venne sconfitta ai supplementari per 3-2.
In caso di eliminazione, era stato previsto un torneo di consolazione, che mise immediatamente l’Italia in una situazione piuttosto complicata, considerando che i prossimi avversari sarebbero stati i padroni di casa della Svezia. Ma finì bene per i nostri colori, perché l’Italia si impose di misura 1-0 e proseguì pertanto nel torneo fino alla partita successiva, contro la più organizzata Austria, che ci prese a schiaffi sconfiggendoci 5-1 in semifinale.I giochi della VI olimpade si sarebbero dovuti svolgere a Berlino, in Germania, ma lo scoppio della I guerra mondiale ne comportò l’annullamento (i giochi verranno riassegnati alla Germania nel 1931 per l’Olimpiade del 1936). Nel frattempo De Vecchi passò dal Milan, squadra che lo aveva fatto crescere anche nelle sue giovanili, al Genoa. Rimase con i liguri fino al termine della sua straordinaria carriera per ben 18 stagioni, segnando 37 gol in 269 presenze e vincendo per tre volte il campionato italiano.

Le Olimpiadi del 1920, invece, vennero organizzate dal Belgio. Furono esclusi numerosi paesi, tra i quali, non troppo difficile da immaginare, la Germania, in quanto considerata troppo responsabile della Grande Guerra. Niente bulgari, niente ungheresi, niente austriaci. Mentre il Belgio risultava essere una delle nazioni maggiormente provate dal conflitto, e forse il paese più adatto a risollevare gli animi della gente attraverso la magia dello sport. La città che si prese a carico l’organizzazione fu Anversa.
Quello di calcio fu il primo torneo internazionale che vide De Vecchi capitano e andò meglio rispetto al 1912, ma non abbastanza bene per soddisfare le esigenze del bel paese. Al primo turno, infatti, l’Italia sconfisse l’Egitto per 2-1 e si qualificò ai quarti di finale, ma in questa fase venne ben presto frenata da una Francia più competitiva e affamata che ci batté per 3-1. Ci saremmo ancora dovuti accontentare del torneo di consolazione, ma nemmeno lì i risultati furono appaganti: vinse la Spagna in semifinale per 2-0 e tutti a casa.
Ma il torneo di calcio dell’Olimpiade del 1920 rimane ancora oggi nella storia per la finale che si disputò tra il Belgio e la Cecoslovacchia. Al quarantesimo i cecoslovacchi, sotto di due reti, decisero di abbandonare il campo per protesta. L’arbitraggio dell’inglese John Lewis venne considerato estremamente fazioso, la presenza dei militari belgi armati a bordocampo incuteva timore e la possibilità di scegliere il guardalinee venne concessa solo ai padroni di casa. Gli organizzatori si rifiutarono di ripetere l’incontro e l’oro passò nelle mani del Belgio.

La terza e ultima Olimpiade che vide il figlio di Dio tra i protagonisti fu quella del 1924. Si disputò a Parigi e le modalità del torneo di calcio vennero leggermente modificate, rendendolo molto più simile a come lo concepiamo noi oggi. Era infatti previsto un turno di qualificazione e successivamente una serie di incontri a eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale. Al turno preliminare un’ottima Italia sconfisse la Spagna con autogol di Vallana nei minuti finali, vendicando così l’eliminazione al torneo di consolazione di quattro anni prima. Questa partita De Vecchi non la giocò, anzi, venne schierato solamente in quella successiva, agli ottavi di finale contro il Lussemburgo, abbattuto 2-0 con gol di Baloncieri e Della Valle. L’Italia venne poi eliminata ai quarti dalla Svizzera (2-1), che proseguirà il suo cammino fino alla finale, amaro ricordo della compagine elvetica che si fece surclassare dall’Uruguay per 3-0.

Con la maglia azzurra (bianca fino al 1911 in quanto più economica) De Vecchi non raccolse pertanto troppe soddisfazioni. Si trattava comunque di una nazionale agli esordi, ancora lontana dagli standard ai quali abituerà i suoi tifosi nei decenni a seguire. Chissà se De Vecchi poteva solamente immaginare che poco meno di 100 anni dopo il suo esordio in azzurro, la sua nazionale, della quale aveva portato fieramente e a lungo la fascia al braccio per tanti anni, avrebbe potuto vantare quattro campionati del mondo, molti di più di quanti di fatto ne conquisteranno quelle stesse rappresentative che all’inizio del XX secolo sembravano essere avanti anni luce rispetto a lui e ai suoi compagni.

 

Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Consegue nel 2012 la maturità classica. Nel 2018 è Dottore in Giurisprudenza. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

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