Lorenzo Magri:”Non smetto mai di imparare e conoscere”

Lorenzo Magri:”Non smetto mai di imparare e conoscere”

14 novembre 2018 Non attivi Di Eleonora Baroni

Il nome di Lorenzo Magri sta ormai girando il mondo: l’allenatore azzurro nella scuola Young-Goose Academy ad Egna sta forgiando nuovi talenti del pattinaggio internazionale, tra cui il giovanissimo e sorprendente Daniel Grassl. In questi giorni siamo riusciti a metterci in contatto con lui per parlare della scuola di pattinaggio, di tutte le novità sul ghiaccio e della sua vita da allenatore. Una persona da cui si può imparare tantissimo, come la voglia di mettersi in gioco sempre per realizzare i propri sogni e per raggiungere i propri obbiettivi. Non può mancare il dolce ricordo di Denis Ten, pattinatore kazako morto tragicamente alcuni mesi fa.

 

 

E:Può parlarci della Young Goose Academy? Come funziona? Che tipo di accademia-scuola è? 
L: “La YGA è un mio sogno divenuto realtà. Rappresenta il mio modo di vedere lo sport. La mia carriera di coach nasce a Milano come assistente di Franca Bianconi alla Sesto Ice Skate. Dopo diversi anni e una volta terminata il mio percorso universitario al Politecnico (Facoltà di Architettura e Industrial Design), ho iniziato ad allenare a Bolzano e a Merano per poi arrivare alla pista di Egna, dove ho trovato persone che hanno creduto in me e nel mio lavoro”.

 

 

 

YGA vuol dire ghiaccio, vuol dire team, vuol dire sport, attenzione all’individuo, allo sviluppo della personalità e delle potenzialità di ognuno, compresi i tecnici. Il mio sogno era quello di creare prima di tutto un luogo, dove si potesse praticare questa bellissima disciplina con serietà, concretamente, con un progetto sinergico di vita sana, istruzione scolastica e sportiva. Sono meno di 5 anni che sono a Egna e devo dire che siamo riusciti a far nascere un nuovo polo, dove si può trovare un progetto, un team di allenatori e tanti professionisti che gravitano intorno agli atleti dentro e fuori dal ghiaccio”.

E:Quali atleti allena e quali sono gli obiettivi che vi state ponendo? 

L:”Gli atleti YGA sono in generale divisi in tre macro gruppi:

  • atleti young goose academy
  • atleti young goose 
  • young goose friend 

Nel primo gruppo ci sono atleti che aderiscono all’allenamento mattutino e poi frequentano il nostro istituto scolastico o altri privati. Nel secondo invece ci sono atleti che partecipano all’attività pomeridiana. Per quanto riguarda il terzo ci sono atleti di altri club o nazioni che restano per periodi di attività presso la nostra struttura con regolarità. Sono presenti atleti di diverse categorie e di diverse nazionalità a partire dai nostri migliori atleti italiani, come Daniel Grassl, Gabriele Frangipani e Jari Kessler, ma anche il campione austriaco Luc Maierhofer e il piccolo vice-campione Sudafricano Sinali Sango. Inoltre si trovano giovani talenti delle seguenti nazioni: Slovacchia, Spagna, Romania, Ucraina, Svizzera, Olanda ecc.
Per ognuno esiste una programmazione, goal tecnici a breve e lungo termine, gare, test e cosi via.

E: Lei è tra gli organizzatori del Galà di Bolzano che si terrà il 4 gennaio. Può raccontarci di questi evento? 

L:Sono molto felice di questa nuova e al contempo “vecchia” avventura che riparte. Sono Art Director e organizzatore del Bolzano Passion Gala che riprenderà e rinnoverà la meravigliosa tradizione lasciata dall’ormai estinto Ice Gala di Bolzano (una delle più belle manifestazioni internazionali per anni).
Dopo due edizioni del Florence Ice Gala (Mandela Forum, Firenze), abbiamo deciso di riprendere la tradizione bolzanina con un’idea nuova di avvicinare il mondo del volontariato a quello del ghiaccio. Ci saranno diverse associazioni, tanti ospiti e tante sorprese accanto ai più grandi protagonisti del ghiaccio: Carolina Kostner, Anna e Luca (Cappellini e Lanotte ndr), Nicole e Matteo (Della Monica e Guarise ndr), il nostro Daniel sono alcuni dei campioni italiani  che vi prenderanno parte. Non mancheranno illustri ospiti stranieri addirittura dal Giappone e dalla Russia, ma non voglio svelare tutto”

E: Cosa pensa del pattinaggio italiano di questi anni? 

L:Trovo sia difficile rispondere a questa domanda. Da un lato i numeri nel nostro sport sono calati, complici gli alti costi della nostra disciplina, l’altissimo livello di impegno giovanile richiesto e la necessità di doversi spesso spostare per trovare piste, dove praticare l’attività in maniera più performante. Purtroppo senza ghiaccio il nostro sport non può esistere e devo dire sotto questo punto di vista è vero che sono nate alcune realtà, ma altrettante soffrono di mancanza o carenza di impianti. Sotto questo punto di vista si potrebbe/dovrebbe fare molto, ma evidentemente questo dibattito non è riassumibile in poche parole. Altrettanti problemi nascono laddove le realtà Hockey-Artistico si sovrappongono per economie e orari. Ci vogliono sempre più dirigenti esperti e preparati, tecnici aggiornati e competenti. Insomma, i passi da fare per avere un settore più florido sarebbero tanti, non nego che essermi trasferito in un contesto come l’Alto Adige (statuto autonomo e grande valore allo sport) ha reso le mie idee molto più reali.Detto questo la crescita tecnica è tangibile, ci sono realtà consolidate che continuano a crescere e nuovi centri che si stanno affacciando all’alto livello”.

E:Quali atleti dei giorni nostri ammira maggiormente e per quale motivo? 

L:”Sono molto legato a Carolina così come alla generazione italiana dei grandi delle ultime olimpiadi. Stimo Anna Cappellini, Luca Lanotte, Valentina Marchei, Ondrej Hotarek,Nicole Della Monica, Matteo Guarise, Charlène Guignard e Marco Fabbri, Roberta Rodeghiero e lo stesso Matteo Rizzo che ho visto crescere fin da piccolo.
Sono stato legato da una profonda amicizia e da un grande affetto per un grande come Denis Ten: la sua scomparsa è stata un dolore che forse ancora non ho digerito. Denis si è allenato qui con noi diverse volte e per periodi più o meno lunghi. Era un ragazzo da ammirare, un grande lavoratore e un artista, uno che sapeva dare tantissimo. Il nostro sport ha perso un gioiello inestimabile”.

E: Come si è avvicinato al mondo del pattinaggio artistico e quando? 

L:Da piccolo suonavo il pianoforte e facevo canto. Quando sentivo la musica, mi veniva un fremito: sentivo che mi dovevo muovere. Un giorno un’amica mi ha convinto ad andare a pattinare e da quel giorno non ho mai smesso. La mia prima passione è stata il ghiaccio, lo vedevo in TV e ci potevo andare per qualche periodo perché sono nato a Bologna e lo stadio era aperto solo in alcune stagioni. Mi trovai così a pattinare a rotelle, non lo rimpiango per nulla, anziho trovato un mondo molto concreto e fatto di grandissimi professionisti, che lavorano tantissimo e molto più in ombra rispetto ai cugini del ghiaccio. Nonostante ciò, siamo campioni indiscussi da tanti anni e abbiamo fatto nascere la “scuola italiana”, così come quella “russa” nel ghiaccio. Dopodiché quando ho potuto muovermi, ho deciso di insegnare sul ghiaccio e ho iniziato da zero, dall’amatoriale e gli adulti, fino ai non vedenti, ai bambini e poi al fianco di altri coach ho iniziato a girare il mondo e non ho mai smesso di imparare, anzi sono ancora alla ricerca di tante risposte e mi continuo a fare tante domande!
Ad oggi sto finendo l’ultimo step per diventare allenatore CONI di 4° livello Europeo e vorrei iscrivermi a Scienze Motorie: credo che la conoscenza sia una linfa di cui non smetterò di avere bisogno! ”.

 

E: Cosa pensa degli ultimi mondiali di pattinaggio che si sono svolti a Milano? 

L:Se ripenso al Mondiale di Milano,mi ricordo la grande avventura, a cui ho avuto la fortuna di prendere parte. Sono stato Competition Manager dell’evento, un percorso lungo e denso di esperienze, gioie e difficoltà che ha visto l’Italia e Milanoprotagonista assoluto del ghiaccio. E’ difficile dire quanto sia complesso organizzare un’evento in una piazza come quella di Milano e in particolare in una struttura come il Forum. Infine abbiamo superato grandi difficoltà e credo si possa dire che sia stato un grande successo in termini di pubblico e immagine. Un solo grande peccato è stato non arrivare a premiare la grande performance di Anna e Luca e non vedere Carolina sfavillare anche nel libero. Lo sport è anche questo, nulla da eccepire ed è forse anche per questo che siamo ancora tutti qui. Soprattutto perché ci regala emozioni, sogni, che ogni tanto si avverano e ogni tanto no, ma nonostante tutto rimangono indelebili”.

E: Vuole ringraziare qualcuno in particolare per la realizzazione del suo sogno?
LCi tengo a ringraziare tutti quelli che credono in me, il mio staff, il mio direttivo, i miei atleti e i loro genitori. Senza di loro niente sarebbe possibile. Grazie per sopportare e supportare il mio carattere, le mie lune, le mie idee e i miei sogni”.

 

Un grazie particolare per l’attenzione e l’attesa a Lorenzo Magri e anche per le foto da lui fornite.

Articolo di Eleonora Baroni