giovedì 15 novembre 2018

Marilù Guarnieri, allenatrice di pattinaggio:”Seguire un atleta in tutta la sua crescita dà grandi soddisfazioni”

Marilù Guarnieri è un’allenatrice di pattinaggio di figura della società Agorà di Milano. Tra le sue atlete conta anche Elisabetta Leccardi, bronzo ai recenti Campionati nazionali nel singolo e campionessa juniores l’anno scorso. Di seguito racconta la sua esperienza, l’attenzione per la crescita dei giovani, la passione per questo sport  e la determinazione che contraddistingue il suo lavoro.

Quali sono  gli atleti che sta allenando in questa stagione? Quali sono gli obiettivi?

“La mia atleta principale, come lo scorso anno, è Elisabetta Leccardi, che questa stagione ha disputato due gare di Coppa del mondo juniores, ma  che purtroppo non sono andate molto bene. Ha sempre ottenuto il record italiano nello short programme, ma crolla nel libero. Non sono del tutto soddisfatta, perché  Elisabetta è un’atleta che può realizzare molto di più, rispetto a quello che accade in gara. Purtroppo, a differenza di certe ragazzine di 15 anni russe che raggiungono  continuamente il record mondiale, la nostra atleta da questo punto di vista è ancora un po’ immatura e fatica a reggere la pressione della competizione. Sono certa però che riuscirà a tirare fuori il meglio di sé e a mostrare ciò che realmente sa eseguire. In questo momento non è ancora in grado, ma presto arriverà anche il suo tempo”.

Sembra “Carolina Kostner”, quando ancora giovane faticava a sostenere la pressione nelle competizioni..

“Infatti la paragono spesso a Carolina, anche per una questione caratteriale. Elisabetta è una ragazza ingenua, buona e non sente la rivalità agonistica. Le manca questa sorta di cattiveria: così come la vedete in pista, lo è anche nella realtà. Non voglio cambiare la sua natura, sono certa che anche lei arriverà ad importanti risultati, ma ci vorrà più tempo: deve compiere il suo percorso con calma, gestendo le proprie forze e debolezze. Quindi sono sicura che prima o poi sboccerà il suo talento. Da notare che è molto alta, circa 1.72 metri e continua a crescere. Inoltre è soggetta spesso ad infortuni. L’ultima gara a Zagabria purtroppo non è andata molto bene, anche perché due giorni prima ha dovuto sostenere un’infiltrazione di collagene alla caviglia: continua ad avere problemi ai tendini per questa sua continua crescita. Inoltre da quest’anno preparo le coreografie anche per Alessia Tornaghi, vice campionessa italiana juniores l’anno scorso: un grande talento dal punto di vista tecnico, stiamo lavorano sulla parte artistica, anche perché Alessia è nata nel 2003 ed è giovanissima. Seguo anche Anna Memola, molto dotata per quanto riguarda la tecnica e deve anche lei migliorare il lato delle components, mentre per esempio Elisabetta riesce sempre a salvarsi con il punteggio delle componenti del programma e a distinguersi in questo campo. Inoltre preparo anche le ragazzine più piccole, novice e advance, che quest’anno stanno ottenendo un ottimo riscontro con importanti vittorie e siamo molto soddisfatti. Stiamo facendo un buon lavoro: questi sono tutti atleti cresciuti da noi. Il percorso è lungo, ma piano piano stiamo progredendo”.

Inoltre quest’anno sono presenti dei cambiamenti..

“Il primo riguarda il mio team con l’introduzione di Karel Zalenka, che sta lavorando molto dal punto di vista tecnica: è un metodico e spende ore e ore a preparare esercizi. Mi mancava una figura del genere, perché io tendo a curare più il alto artistico. Ci sono stati importanti cambiamenti anche nella danza con un’inversione di poli: abbiamo acquisito il team di Paola Mezzadri, mentre Barbara Fusar Poli si è spostata nella società del Forum. Chiara Calderone, la mia prima atleta, è dunque rientrata ad allenarsi qui all’Agorà perché aveva intrapreso la carriera nella danza proprio con il gruppo della Mezzadri, qualche mese fa.  Inoltre sono molto contenta perché sta raggiungendo in questo  primo anno in questa nuova categoria ottimi risultati. Per tanto sono presenti anche Anna Cappellini e Luca Lanotte, che si allenano qui con noi insieme a coppie giovanissime, che in futuro potranno conseguire buoni piazzamenti.”

Quante ore gli atleti si dedicano al pattinaggio? Com’è formata la loro routine di allenamento?

“In media si allenano circa tre o quattro ore sul ghiaccio al giorno, mentre si preparano atleticamente  quattro volte alla settimana. Io tengo molto alla parte off-ice e la nostra preparatrice atletica li segue costantemente per circa due ore in ogni sessione perché il programma da eseguire è decisamente lungo e hanno bisogno di forza fisica. Io a volte con le piccole rinuncio alle ore sul ghiaccio affinché si allenino fuori, perché senza una buona preparazione atletica non riesci a completare nulla, neanche a provare ed inventare salti. Viene praticata anche la danza almeno due o tre volte alla settimana: quest’anno ci affidiamo a Prisca Picano, che è la maestra di danza chiamata nei raduni della nazionale e devo dire che sta realizzando un ottimo lavoro”.

Puoi parlarci del metodo di lavoro utilizzato dalla tua società?

” Come ha detto mio padre (Pompeo Guarnieri presidente della società Agorà) in conferenza stampa, noi siamo un po’ l’Atalanta del pattinaggio: a me piace crescere questi bambini sin da piccoli e renderli nostri. Seguire un atleta in tutta la sua maturazione dà grandi soddisfazioni e tu, allenatore, puoi accompagnarlo in questo percorso. Non tutti diventano campioni del mondo, ma sicuramente lo sport può dare tanto nella vita: affiancarli in questa crescita, è come seguire i propri figli. Io ne ho uno di sette anni e capisco non sia la stessa cosa,  ma sono molto affezionata a questi bambini e mi piace allenarli sotto ogni aspetto fin da piccoli. Noi da corsi estrapoliamo quelli che sono più promettenti e li mandiamo avanti, senza che compiano tutto l’iter. Dopo circa un anno, noi allenatrici li prendiamo sotto la nostra ala e cominciamo a prepararli. Io alleno anche le bambine di sei anni perché è  già importante dare un imprinting iniziale”.

Cosa pensa del metodo russo? Queste giovani pattinatrici tendono ad essere spremute e poi spesso si ritirano dopo qualche anno.

“Senza nulla togliere a loro, anzi, dal punto di vista tecnico non posso dire nulla: sono atlete fortissime, che lavorano tantissimo tutti i giorni. Penso però a quante di queste ci ricordiamo.  Certe volte non si conosce chi ha vinto la scorse Olimpiadi, ma tutti sanno chi è Carolina Kostner. La Russia ha un ricambio continuo, che spesso si tende a dimenticare i nomi, anche di quelle ragazzine che hanno gareggiato lo scorso anno, a parte Mendvedeva, che ormai stravince da più di tre anni. Non posso ovviamente criticare nessuno, ma mi chiedo se ci saranno tra dieci anni. La Kostner ha più di trent’anni e brilla ancora. Se avesse chiuso il secondo triplo toeloop nello short, sarebbe senz’altro arrivata sul podio alla Finale di Grand Prix, e la sua medaglia non vale meno delle altre solo perché hanno dieci anni in meno. Sicuramente un metodo che in Russia regge tantissimo, ma in Italia non lo so se potrebbe funzionare, perché i nostri ragazzini hanno un stile di vita diverso: frequentano la scuola, lo sport non è l’unico mezzo per poter uscire dalla condizione che possono avere. Qui si sono distinti campioni per molti più anni, a partire da Carolina Kostner, Anna Cappellini e Luca Lanotte fino a Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio. In tutto il Bel Paese sono presenti le stesse pattinatrici di un paesino vicino a San Pietroburgo: non possiamo permetterci di spremerle nello stesso modo perché ne abbiamo la metà della metà. Noi dobbiamo salvaguardare le nostre atlete e non possiamo romperle. Da notare Daniel Grassl, il più giovane ad aver atterrato un quadruplo in un gara internazionale (quadruplo lutz), o Matteo Rizzo, che ha vinto una gara di Grand Prix juniores.”

Cosa pensa del metodo di giudizio?E’ vero che premia maggiormente il lato tecnico?

“Noi dobbiamo adeguarci al sistema. Tendenzialmente premia i programmi ben pattinati dal punto di vista tecnico, ma non dobbiamo dimenticare che la Kostner si salva sempre  grazie alle components. Io insegno sempre ai miei atleti:- “Non arrabbiamoci, se secondo noi il giudizio non è realmente appropriato a quello che noi ci aspettavamo. Viene scritto nero su bianco, gli altri dal punto di vista tecnico hanno realizzato di più. Diventa realmente forte nel lato artistico e vedrai che raggiungerai anche tu questi obiettivi”. I grandi campioni eseguono quadrupli, ma pattinano. Shoma Uno presenta un programma dal punto di vista artistico che è meraviglioso: non sono presenti solo salti, ma trottole fantastiche e tanto altro. Secondo me questo sistema è più oggettivo rispetto a quello precedente,  è molto semplice capire cosa richiedono i giudici. Medvedeva non pattina come Carolina, ma realizza tutto ciò che è necessario per raggiungere un livello alto nelle transitions, nei GOE. Basta studiare il regolamento e creare un programma per far crescere il tuo punteggio: queste ragazzine realizzano degli esercizi difficilissimi e non direi mai che il giudice abbia voluto premiare maggiormente un’altra atleta. Il metodo di giudizio è questo, noi dobbiamo adeguarci e fare il modo di essere più forti degli altri per ottenere un ottimo risultato: così funziona nello sport ed io lo insegno alle mie allieve, quando si lamentano del punteggio. Lavora e diventa realmente una spanna sopra le altre, solo dopo vincerai tutte le gare”.

Cosa pensa del pattinaggio in Italia?

“Secondo me stiamo tutti lavorando bene: non è presente il monopolio di una società, ma stiamo tutti cercando insieme di far crescere sempre più il pattinaggio. Grassl, Rizzo, Beccari sono tutti atleti di gruppi differenti, ma che stanno ottenendo ottimi risultati. Io non sono invidiosa, anzi. Mio padre mi ha chiamata, dopo la gara difficile di Elisabetta qualche settimana fa, chiedendomi se sarebbe riuscita a partecipare al Mondiale juniores. Io ho risposto che se dimostrerà di essere più forte delle altre pattinatrici ai Campionati nazionali e in un’altra gara internazionale conquisterà lei il pass, altrimenti quest’anno andrà Lucrezia o Alessia, perché anche loro stanno lavorando bene. Nel nostro piccolo sono presenti tantissimi allenatori validi. Per migliorarlo non saprei, bisognerebbe parlare con il ministro dell’istruzione, affinché  questi atleti possano condurre una vita più serena e libera dalle preoccupazioni, ma penso anche che lo sport sia una strada breve e intensa, non so se sia giusto spremerli e di conseguenza non avere magari neanche una carriera al di fuori di questo mondo. La federazione sta investendo tanto sui giovani attraverso tanti raduni e non possiamo di certo lamentarci”.

Un vero piacere ascoltare le parole di Marilù Guarnieri, che ringraziamo molto per la cortesia.

About Eleonora Baroni

Eleonora Baroni nasce a Correggio il 13 agosto del 1995. Diplomata al Liceo Classico nel 2014, ora frequenta la Facoltà di Lingue e Culture per l'Editoria all’Università degli Studi di Verona. Ama quasi tutti gli sport e li segue con passione, fin da quando era una bambina. Segue con attenzione scherma, tuffi e nuoto.

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