lunedì 21 maggio 2018

Roberto Mancini: l’uomo giusto.

Roberto Mancini è il nuovo Commissario Tecnico della nazionale azzurra. Prende il posto, nell’ordine, di Giampiero Ventura e del traghettatore Gigi Di Biagio dopo la catastrofe svedese; a lui l’arduo compito di risollevare le sorti di un’ Italia in crisi di talento e risultati da ormai troppi anni. Sembrerebbe l’uomo giusto: perché?

Prima del Roberto Mancini allenatore, c’era il Roberto Mancini calciatore. E che calciatore. Unanimemente considerato uno dei prodotti più straordinari del calcio italiano anni ’80 e ’90, il Mancio era un numero 10 coi fiocchi. D’altra parte, sono i numeri a parlare per lui; se porti a casa due scudetti con le maglie di Sampdoria e Lazio – non propriamente squadre abituate a certe altitudini – se sollevi la Coppa delle Coppe coi blucerchiati e cedi in finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona solamente ai supplementari, beh, qualcosa di speciale ce l’hai.
Eppure, e ne era ben consapevole anche il diretto interessato, il rapporto del Roby Mancio calciatore con la nazionale, non è stato propriamente dei più idilliaci: «Giocare in una squadra come la Samp può essere uno svantaggio» diceva «godi di meno considerazione da parte della stampa nazionale». Probabilmente vero, ma il giovane Mancini, parecchio giovane, ne aveva combinata più di una per mettersi nei pasticci.

Fonte: Eurosport

Fu Bearzot a farlo esordire nel 1984 a 19 anni nel corso di una tournée americana; prima a Toronto contro il Canada, poi a New York contro gli Stati Uniti. E’ nella Grande Mela che il problematico Roby ne commette una delle sue: «Andammo allo Studio 54, in altri locali alla moda. Avevo vent’anni e vedevo l’America per la prima volta. Il giorno dopo saremmo tornati a casa e, insomma, pensai che un giro per il centro non avrebbe fatto male a nessuno. Ma Bearzot non la prese altrettanto bene: ero l’ultimo arrivato e forse da me si aspettava il rispetto delle regole più elementari. Il giorno dopo mi fece una scenata e se ne andò con queste parole: “Tu con me hai chiuso”. Testuale. Fu proprio così: non mi richiamò mai più in Nazionale. Con una telefonata magari avrei sistemato tutto, ma allora mi rodeva il pensiero di essere stato l’unico a pagare».
Solamente nell’ ’86, quando Vicini subentra all’inamovibile Bearzot nella panchina azzurra, Mancini torna nel giro della nazionale maggiore, anche e soprattutto per le ottime prestazioni con la casacca dell’under 21, al tempo allenata proprio dal -neo ct. Ma è proprio in questo contesto che l’ormai ventitreenne Roberto riesce a combinarne un’altra delle sue. Lo fa con una dichiarazione che sconcerta l’opinione pubblica, tanto che saranno proprio i media a convincere il commissario tecnico a punire lo jesino negandogli la convocazione per le sfide imminenti: «I tifosi invece che picchiarsi tra loro, dovrebbero invadere il campo e suonarle a certi arbitri». Bomba atomica. Davanti ai giornalisti, ormai schierati contro il giovane talento doriano, cercherà di giustificarsi e di farsi comprendere: «È stata una follia, a freddo non avrei mai detto certe cose. Ma mettetevi nei miei panni, voi che ora mi dipingete come un terrorista. A tredici anni sono stato preso e portato a Bologna, dove il calcio mi obbligava a essere già grande. Ho studiato fino al quarto geometri, ho letto, ma poco, perché il calcio non ti dà respiro: uno o due allenamenti al giorno, mangiare, dormire, il ritiro, non rimane mai un pò ‘ di tempo per pensare e vivere come quelli della tua età. E ogni giorno in testa c’è la partita, la partita che non si può perdere… Poi la perdi, in quel modo, e per una volta nella vita si esplode. Ho fatto la parte del grande fino a domenica, poi non ce l’ho fatta più».
Solo contro tutti. Anche Vicini gli volta le spalle; nel ’90 viene convocato per le Notti Magiche, ma non vede mai il campo. Una delusione cocente nell’unica occasione per Roberto di sentirsi realmente importante con la maglia azzurra. Anche perché nel ’94, quando Sacchi gli propone di fare parte della spedizione americana – già, ancora quei maledetti Stati Uniti -, glielo propone attribuendogli il ruolo di vice Baggio. Risposta: «No, grazie».

Fonte: Contrataque

Davvero, il rapporto del Roby Mancio calciatore con la nazionale non è stato propriamente dei più idilliaci.
Oggi, quasi trent’anni dopo, Roberto Mancini avrà la possibilità di rifarsi. Catapultato direttamente negli anni più bui della storia calcistica italiana, torna nel Bel Paese assumendo le vesti del salvatore della patria. Alle spalle una carriera da allenatore di primissima categoria: Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City, Galatasaray, Inter, Zenit S. Pietroburgo e tanti, tanti successi.
Ma non ci sono solamente i numeri. Il Mancio è stato un giovane calciatore con i problemi e le paranoie dei giovani calciatori. E’ stato un vincente che ha sopportato anche delusioni e un numero dieci che ha portato nell’Olimpo squadre sulla carta inferiori rispetto alle dirette concorrenti. Sono soprattutto questi aspetti della figura di Roberto Mancini a fare credere fermamente che possa essere lui l’uomo del destino, lui l’uomo della provvidenza, lui l’uomo della rinascita. In un’epoca con poco talento e tanti social network, il Mancio conosce più degli altri la psicologia del giovane calciatore; le sue esigenze, le sue paure e i tasti giusti da premere.
Oltre i numeri, davvero, c’è molto, molto di più.

“Voglio vincere tutto! Il tecnico perfetto non esiste. Esiste il più vincente in un determinato momento che non è necessariamente quello che porta a casa coppe o scudetti, ma piuttosto è un tecnico capace di dare un’impostazione a un gruppo e di ottenere risultati pur non avendo a disposizione undici campioni”

Roberto Mancini

IL PALMARES DA ALLENATORE

Fonte: Transfermarkt

 

di Nicola Zovi

About Nicola Zovi

Nicola Zovi nasce a Belluno il 6 luglio 1993. Consegue nel 2012 la maturità classica. Nel 2018 è Dottore in Giurisprudenza. Ama infinitamente lo sport, raccontarlo e farselo raccontare. Giocatore di basket, nutre una passione sconfinata per il calcio.

Commenti chiusi.

Scrolla verso l'alto
Close